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Roma, 6 giu – Svelare il Giappone. Come già accaduto nei due romanzi con protagonista Alex Merisi, il senso profondo del nuovo libro di Mario Vattani (Giunti Editore, 396 pagine, 19 €) è magistralmente espresso tutto nel titolo. Può sembrare una banalità, ma chiunque abbia avuto a che fare con la decisione di un titolo, sia esso di un saggio, di un romanzo o anche solo di un articolo sa quanto sia difficile trovare una formula sintetica che sia allo stesso tempo capace di essere esplicativa e di generare nel subconscio del lettore un’immagine visiva di ciò che si vuole veicolare. È lo stesso concetto di “simbolo”, un segno grafico che è insieme immagine stilizzata e un legame che unisce suono, parola e vari livelli di significati che sono solo intuitivamente e poco razionalmente connessi con il segno. Che poi, a ben guardare e restando in tema, è lo stesso concetto dell’ideogramma giapponese.

Non spiegare, ma svelare il Giappone

Svelare il Giappone, dunque. Ed è proprio questo che fa Vattani. Non “spiega” perché il Giappone non può essere spiegato, come la verità che si nasconde dietro ai misteri e che non si può apprendere da libri ma deve essere vissuta. Il Giappone non è logico, non è razionale, risponde a canoni culturali distanti anni luce, utilizza processi mentali, cognitivi e intuitivi totalmente sconnessi da quelli del mondo cosiddetto occidentale.

Non resta dunque che da fare questo: togliere il velo, ovvero la facciata che altro non è che un’immagine incompleta giunta a noi dopo aver attraversato continenti e migliaia di chilometri, tra l’altro filtrata dalla nostra percezione influenzata da una cultura totalmente diversa. E rimanere a guardare qualcosa che, una volta svelato, appare incomprensibile, innaturale, alieno, spesso addirittura contraddittorio, ma che pian piano, guardando ogni singolo dettaglio, capendo il senso di ogni singolo elemento si può giungere a comprendere come in un insieme armonico, fatto della totalità di ogni particolare ma che è in fondo qualcosa di molto più complesso della somma delle singole parti. Un insieme che riesce a sintetizzare in un unicum elementi solo apparentemente opposti e contraddittori, lontani nel tempo e nello spazio eppure alternati in un ritmo armonico.

Accordare i secoli con la modernità

Ritmo e armonia: da qui parte il viaggio di Vattani per svelarci il Giappone profondo, perché questa è la base per capire ogni sfumatura della cultura nipponica. Ritmo e armonia, sapersi accordare con il mondo, con la natura, con gli dei, con la propria identità che pur adattandosi continuamente ai tempi mantiene un nucleo immutabile, accordare i secoli passati con la modernità, alternare la forma sublime ed elegante a un’anima rude e spesso barbarica, cosa che poi a pensarci bene è stato il fondamento di ogni grande civiltà. Così come, alla fine, ritmo e armonia non sono altro che la base su cui si è fondata la civiltà classica, anche se sicuramente accordata su altre note, su altri toni, su altre divinità. Ritmo e armonia che noi abbiamo perduto nella sfida con i secoli, là dove invece il Giappone ne esce trionfante e forse per questo ci sembra così lontano, così diverso eppure così affascinante, come se ci ricordasse qualcosa che abbiamo perduto ma che, in fondo, ci appartiene.

Vattani ci accompagna così seguendo un ritmo, raccontandoci aneddoti, curiosità, particolari divertenti, scabrosi, curiosi, a volte assurdi, seguendo un percorso solo apparentemente illogico come un flusso di coscienza ma che alla fine, solo alla fine, quando tutti gli elementi saranno al loro posto, permetterà di avere quell’immagine dietro al velo che si compone proprio della comprensione profonda di ogni piccolo particolare. Particolari di ogni aspetto: religione, vita quotidiana, amore, sesso, lavoro, rapporto uomo/donna, fasi che vanno dalla nascita alla morte, moda così come suoni, parola, alfabeto e, ovviamente, etica samurai, spada giapponese e storia plurisecolare della più antica dinastia imperiale che il mondo conosca.

Un percorso che come un puzzle ci offre ad ogni pagina una tessera che già di per sé sarebbe un quadro complesso e che una volta unita a tutte le altre riesce davvero a svelare il mistero. E alla fine, forse, se ben accordati al ritmo del Sol Levante, pur non riuscendo a spiegarcelo in modo razionale, potremo davvero comprendere le stranezze di un popolo, i suoi comportamenti illogici che però si armonizzano con la natura, con le stagioni, con la storia e con qualcosa di invisibile, etereo, inspiegabile ma vivo, quel “sapore” che permea tutto il Giappone e che solo chi si immerge totalmente nella cultura nipponica può avvertire. Fino ad arrivare alla fine del viaggio e avvertire la stessa nostalgia dell’autore, di chi sa di star lasciando forse il paese più vicino alla casa degli Dei che si possa trovare in tutto il globo.

Carlomanno Adinolfi

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