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Genova, 14 ago – Il viadotto Polcevera dell’autostrada A10, crollato oggi a Genova in maniera drammatica con conseguenze catastrofiche dall’entità ancora da stabilire, è chiamato anche ponte Morandi dal nome dell’ingegnere che lo progettò (Riccardo Morandi). Attraversa il torrente Polcevera all’altezza dei quartieri di Sampierdarena e Cornigliano. I lavori di costruzione iniziarono nel 1963 per concludersi nel 1967, anno in cui il viadotto venne inaugurato alla presenza dell’allora presidente della Repubblica Giuseppe Saragat. Ma fin dall’inizio dei lavori il ponte ha sempre fatto discutere sulla sua tenuta.
Con una lunghezza di 1.182 metri, un’altezza al piano stradale di 45 metri e 3 piloni in cemento armato che raggiungono i 90 metri di altezza, il ponte Morandi fu edificato con una struttura mista: cemento armato precompresso per l’impalcato e cemento armato ordinario per le torri e le pile. Nel corso degli anni il viadotto è stato sottoposto a numerosi interventi di manutenzione. «Il Viadotto Morandi ha presentato fin da subito diversi aspetti problematici, oltre l’aumento dei costi di costruzione preventivati», spiegava nel 2016 in un articolo per Ingegneri.info Antonio Brencich, professore associato di Costruzioni in cemento armato all’Università di Genova. «Ancora nei primi anni ’80 – spiegava Brencich – chi percorreva il viadotto era costretto a fastidiosi alti-e-bassi dovuti a spostamenti differiti delle strutture dell’impalcato diversi da quelli previsti in fase progettuale. Solo ripetute correzioni di livelletta hanno condotto il piano viario nelle attuali accettabili condizioni di semi-orizzontalità».
Non a caso, il 28 aprile 2016 il senatore Maurizio Rossi presentò un’interrogazione parlamentare sulla situazione viaria di Genova all’allora ministro delle Infrastrutture e Trasporti Graziano Del Rio (Pd). «Il viadotto Polcevera dell’autostrada A10, chiamato ponte Morandi – si legge nell’interrogazione – è una imponente realizzazione lunga 1.182 metri, costituita su 3 piloni in cemento armato che raggiungono i 90 metri di altezza che collega l’autostrada Genova-Milano al tratto Genova-Ventimiglia, attraversando la citta sulla Val Polcevera; recentemente, il ponte è stato oggetto di un preoccupante cedimento dei giunti che hanno reso necessaria un’opera straordinaria di manutenzione senza la quale è concreto il rischio di una sua chiusura». In sostanza, è chiaro che il ponte Morandi si trovava in condizioni tutt’altro che ottimali che ne raccomandavano addirittura la chiusura per salvaguardare la sicurezza degli automobilisti. E, com’è evidente, nulla è stato fatto. Fino alla tragedia di oggi. Gli inquirenti avranno parecchio lavoro da fare.
Giovanni Coppola

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