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Roma, 25 set – Bloccare i flussi migratori si può, nonostante le sirene delle porte aperte che continuano a dirci il contrario, come se si trattasse di un’inevitabile fenomeno che l’Italia è destinata a subire. A dimostrazione che invece tutto dipende dalle politiche governative degli Stati europei, sia in termini di controllo dei confini sia di interventi di vario tipo (più o meno efficaci) nel continente africano, arrivano i dati di Eurostat.
L’Ufficio Statistico dell’Unione Europea, in quanto tale difficilmente tacciabile di giocare a favore del cosiddetto “populismo”, ci dicono infatti che il numero dei nuovi richiedenti asilo nei Paesi Ue è sceso del 12% nel secondo trimestre 2018 rispetto allo stesso periodo 2017, seppure aumentato del 4% rispetto al primo trimestre 2018. Il dato però che ci riguarda più da vicino e che appare senza dubbio significativo, riguarda però l’Italia: -60% di richieste di asilo in un anno e meno 23% se consideriamo l’ultimo trimestre di riferimento.
In generale negli Stati membri dell’Unione Europea i richiedenti nel secondo trimestre 2018 sono stati 137 mila, esattamente lo stesso numero del 2014, ovvero l’anno precedente al picco del 2015-16. Eurostat fornisce poi altre cifre non trascurabili: la nazione con più richieste è la Germania (33.700, 25%), seguita da Francia (26.100, 19%), Grecia (16.300, 12%), Spagna (16.200, 12%) e Italia (13.700,o 10%). In pratica, se anche non volessimo considerare i dati relativi a due nazioni in questo momento economicamente più solide dell’Italia (Francia e soprattutto Germania), le percentuali di Grecia e Spagna dimostrano che le politiche italiane sull’immigrazione attuate negli ultimi mesi invertono di netto una tendenza che sembrava ineluttabile.
Eugenio Palazzini
   
   



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