Trieste, 9 gen – Il bilancio annuale della Polizia di Frontiera parla chiaro: gli arrivi sono più che triplicati. Ad agosto avevamo pubblicato un reportage relativo al flusso di migranti della “Rotta Balcanica”. Vi avevamo mostrato come, se è vero che esiste un importante problema legato agli sbarchi, è altrettanto vero che c’è un confine assolutamente dimenticato. A Trieste, infatti, ogni giorno arrivano decine di immigrati irregolari che, assolutamente indisturbati, passano il confine orientale per arrivare in Italia. Stando ai dati riportati ieri dalla Polizia di Frontiera, nel 2018 il numero di immigrati irregolari fermati dalle forze dell’ordine sul confine triestino è più che triplicato rispetto all’anno scorso.

Sono circa 1500 i clandestini rintracciati: di questi 300 sono stati riammessi in Slovenia e 95 sono stati arrestati. 29 sono stati denunciati per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e 1.778 persone sono indagati in stato di libertà. Come denunciato proprio qui, sulle pagine del Primato Nazionale, il periodo di maggior passaggio è stato tra luglio e ottobre, quando attraverso la “Rotta Balcanica” sono giunti a Trieste cittadini pakistani, afghani e, in numero minore anche se rilevante, cittadini algerini, bengalesi, iraniani, iracheni, indiani, marocchini, siriani e turchi. Per far fronte a tale emorragia sono state impiegate quasi 4.000 pattuglie della polizia con la collaborazione del Reggimento Piemonte Cavalleria di Trieste. Le persone identificate sono state 55.276 e 17.604 sono gli autoveicoli controllati. Numeri preoccupanti, insomma, che fanno pensare ad una situazione fuori controllo. E a chi pensa che i rinforzi arrivati da Padova siano stati sufficienti basti ricordare che l’organico della Polizia di Frontiera ha subito un forte sfoltimento di ben 160 poliziotti con la chiusura dei valici dopo l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea.

Il bilancio dell’attività dell’anno scorso tracciato dalla Polizia di Frontiera diretta da Antonio Grande e coordinata da Paolo Gropuzzo, direttore per il triveneto, tuttavia, si riferisce ai soli fermati. L’aspetto più preoccupate riguarda quella “cifra oscura” che non conosciamo ma che è facilmente percepibile se si trascorre qualche giornata sul confine dove la situazione pare ormai completamente degenerata. A maggio scorso alcuni richiedenti asilo, per lo più iracheni, erano stato fermati mentre stavano spennando dei piccioni in mezzo a piazza Oberdan. Durante l’estate, invece, le rive del centro cittadino si erano trasformate in un dormitorio all’aria aperta. Per non parlare, poi, dei mucchi di vestiti che ogni giorno si trovano lungo i boschi i San Dorligo della Valle e di Muggia. O del rocambolesco inseguimento di un furgone con 17 immigrati a bordo conclusosi con uno schianto frontale sul Carso triestino con un’autovettura in cui erano presenti tre donne (madre, figlia e sorella) ed il cui bilancio ha visto 1 persona trasportata d’urgenza in ospedale in codice rosso, tre codici gialli e 12 verdi. Schianto che si sarebbe potuto evitare se anziché avere un colabrodo, oggi, ci fosse un confine.

E mentre la Polizia di Frontiera riporta questi dati tutt’altro che confortanti, il premier Conte sfida il Ministro Salvini sul caso delle navi Ong Sea Watch e Sea Eye: “Se non li faremo sbarcare, li andrò a prendere con l’aereo e li riporterò […]. Prenderemo anche i mariti perché non siamo gente che smembra le famiglie: daremo un segnale all’Europa”.

Francesco Clun

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