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camponomadi-680x365Torino, 5 dic – I fatti contro le illusioni. A contrastare i paladini dell’immigrazione a tutti i costi parla da sola l’operazione effettuata dai Carabinieri due giorni fa nel campo rom alla periferia sud di Torino: sono stati rinvenuti contanti per ventimila euro, collezioni di monete, orologi di valore, gioielli, argenteria (il tutto frutto di rapine e “repulisti” di abitazioni private), diverse targhe automobilistiche false e, giusto in caso, anche un kit per fabbricarne altre. Il tutto era custodito in una baracca posta al centro del campo, dotata di porta blindata e difesa come un bunker.

All’interno di una intercapedine di una cabine Enel un paio di machete, quattro fucili (di cui due con ottica di precisione) rubati a fine novembre. In uno scarico fognario sono stati rinvenuti avvolti in un sacchetto di plastica una pistola calibro .22 rubata nel 2011 e un tesserino falso da Carabiniere.
Sequestrate anche numerose macchine e roulottes.

Il blitz è scattato nell’ambito di un’inchiesta condotta dalla Procura torinese sulle truffe agli anziani. La refurtiva è al momento esposta nella caserma di via Plava in attesa di essere riconosciuta.

Alla notizia è stato dato, ovviamente, risalto minimo, data l’oggettiva impossibilità di far passare sotto silenzio il ritrovamento di un vero e proprio arsenale, nonché dei frutti delle “attività” degli occupanti del campo (che naturalmente non è stato sgomberato).

Viene spontaneo chiedersi come sarà possibile integrare i rom, e se valga davvero la pena di farlo, dal momento che nonostante le massicce misure adottate a loro beneficio (a scapito dei cittadini italiani) già documentate dal Primato Nazionale, si continuano a fare ritrovamenti del genere nelle loro baraccopoli.

Valentino Tocci

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