Roma, 2 dic – Oggi in cinque piazze italiane – Roma, Torino, Bari, Cagliari e Palermo – è scesa in piazza la Cgil per l’annunciato sciopero generale a seguito della rottura con il governo sul tema della riforma della pensioni. Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha difeso con forza le misure proposte che nei prossimi giorni saranno al vaglio del Parlamento e che hanno visto soltanto la Cgil defilarsi. La Cisl infatti ha ribadito il suo giudizio positivo in merito a quanto messo sul campo dal governo, soprattutto dopo la concessione di una proroga dell’Ape Social (anticipo pensionistico a costo zero per il beneficiario) e le modifiche al meccanismo dell’innalzamento dell’età pensionabile. Stessa medesima posizione quella assunta dalla Uil che ha dichiarato, tramite il suo segretario Carmelo Barbagallo, che è stato fatto il massimo possibile.
Per la Cgil invece, le concessioni avanzate dal governo non sono state sufficienti, ritenendo che in materia di giovani e donne sia stato messo poco sul piatto. Secondo Susanna Camusso la scelta di optare per una data così ravvicinata è dettata dal fatto di voler mettere pressione al governo. Per la Cgil i margini per effettuare delle modifiche ci sarebbero tutti prima dell’approvazione della legge di Bilancio.
Le richieste del primo sindacato italiano, che mobiliterà decine di migliaia di persone tra cui i lavoratori agricoli e gli esodati, sono sinteticamente racchiuse nei punti che seguono: viene richiesto il blocco dell’innalzamento illimitato dei requisiti per andare in pensione; garanzie per il lavoro e un futuro previdenziale per i giovani; superamento delle disparità di genere; una maggiore libertà di scelta concessa ai lavoratori su quando andare in pensione. Inoltre, la Cgil chiede di favorire l’accesso alla previdenza integrativa garantendo un’effettiva rivalutazione delle pensioni. E’ richiesta anche una modifica della legge di Bilancio per sostenere lo sviluppo e l’occupazione. L’estensione degli ammortizzatori sociali e il rinnovo dei contratti pubblici sono altri temi messi sul piatto dal sindacato guidato dalla Camusso.
“Siamo in piazza perché non c’è l’attenzione che deve essere data al lavoro – dice il segretario della Cgil parlando dal corteo – perché il governo ha disatteso l’impegno che aveva preso con noi un anno fa, perché bisogna dare una svolta sulla qualità del lavoro e bisogna pensare al futuro di questo paese, in particolare, ai giovani, alle donne ai quali continuano a non venir date risposte”.
Nella realtà, quello che si sta consumando oggi è un regolamento di conti tutto interno alla sinistra italiana. La Cgil sta promuovendo la figura di Pietro Grasso come candidato premier per le prossime politiche e conseguentemente partecipa all’assedio che altri attori stanno compiendo nei confronti di Renzi. Basti pensare che l’ultima vera mobilitazione della sinistra sindacale fu fatta contro il governo Berlusconi per l’articolo 18, mentre oggi la Cgil si ritrova in piazza a protestare contro la sinistra politica di quello stesso partito, il Pd per l’appunto, orchestrato da un Matteo Renzi sempre più isolato.
Giuseppe Maneggio

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