Roma, 8 nov – Il ministro dell’Interno Matteo Salvini annuncia il taglio dei fondi per l’accoglienza, che scendono da 35 a 19 euro per immigrato.
Il nuovo capitolato d’appalto, oltre all’importante riduzione dei costi dell’integrazione per i richiedenti asilo, prevede anche una razionalizzazione delle spese.

Salvini – conscio che, rispetto a quanto annunciato sul fronte immigrazione, la misura può sembrare poca cosa rispetto ai rimpatri di massa tante volte sbandierati – intanto spiega che “chi vedeva l’immigrazione come una mangiatoia oggi è a dieta. Molti finti volontari non parteciperanno più a bandi se invece di 35 euro ne porti a casa 19 non ci mangi più. E non ci mangia più né mafia né ‘ndrangheta. Ma rimarranno volontari veri e sono convinto che molte cooperative si daranno alla macchia“.
Come a dire, insomma, che per adesso il governo colpisce il business dell’accoglienza. Una novità, comunque, rispetto a chi in passato ha favorito questo giro d’affari (e quindi la criminalità organizzata) a spese dei contribuenti.

Dopo l’annuncio del titolare del Viminale, il prefetto Gerarda Pantalone, che guida il Dipartimento Libertà civili e immigrazione, ha spiegato le nuove regole, che “garantiscono i servizi primari e la dignità della persona secondo le regole europee e tagliano gli sprechi che anche la Corte dei conti ha stigmatizzato, a cominciare dall’erogazione dei servizi non essenziali ai richiedenti asilo“.

Altro obiettivo quindi è quello del taglio agli sprechi, a maggior ragione se si tratta di soldi per integrare immigrati che non resteranno sul nostro territorio. Perché, come è noto, sono davvero in pochi gli immigrati che hanno diritto allo status di rifugiato. “A tutti verrà garantito vitto, alloggio, kit igienico-sanitario, il pocket money e una scheda telefonica di 5 euro, quanto basta per telefonare a casa e dire alla mamma: ‘Sono arrivato'”, precisano dal Viminale.

Sempre nell’ottica del taglio agli sprechi, i contratti in essere con le cooperative e le associazioni per la gestione dell’accoglienza resteranno validi ma, man mano che scadranno verranno indette nuove gare, ogni anno, che dovranno rispettare il capitolato. I nuovi contratti potranno ridursi nel numero delle presenze con una rimodulazione dei servizi e quindi dei costi, o essere sospesi se le presenze diminuiranno del 50%.

Il capitolato si occupa anche degli hotspot – i centri per lo smistamento e l’identificazione dei migranti appena sbarcati – per i quali viene previsto un presidio minimo fisso che si allargherà nel tempo massimo di otto ore, date al gestore, a seconda delle esigenze. Questo perché, sottolinea il prefetto Pantalone, “pagare un hotspot aperto senza che ci siano ospiti è un lusso che non ci possiamo più permettere“.

Infine Salvini ha voluto anche mandare un messaggio di distensione ai sindaci, garantendo che non verranno prese decisioni sulla chiusura dei centri accoglienza senza il loro consenso.

Ma è sul fronte rimpatri che il governo latita. E a chi lo fa presente, il leader della Lega risponde: “Lasciatemi lavorare, spero di portare a casa nei prossimi mesi quattro nuovi accordi“.
In verità, al momento le trattative proseguono molto a rilento. Anche perché non è facile rispedire gli immigrati nei Paesi di provenienza.

Adolfo Spezzaferro

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