Islamabad, 8 nov – È giallo attorno alla liberazione di Asia Bibi, la prima donna cristiana condannata a morte in Pakistan per blasfemia e poi definitivamente assolta. Dopo il pronunciamento dei giudici, e il conseguente scatenarsi della furia degli islamisti, la donna è rimasta in carcere perché solo lì poteva essere al sicuro. Da ieri è stata liberata ma non si sa dove si trovi.

Dopo otto anni di carcere, quasi tutti in isolamento, Asia Bibi è tornata davvero libera. Inizialmente, dopo che il suo avvocato Saif Ul-Mulook dall’Olanda aveva dichiarato: “E’ stata rilasciata, mi è stato detto che era su un aereo ma nessuno sa dove atterrerà”, si pensava che Asia Bibi avesse lasciato il Pakistan. Dopotutto tutti quelli che con lei hanno avuto a che fare sono dovuti espatriare per non rischiare la pelle. Persino il marito della donna, con un videomessaggio, aveva nei giorni scorsi lanciato un appello disperato all’Italia: “Chiedo al governo italiano e faccio un appello: aiutateci a fare uscire dal Pakistan me e la mia famiglia perché siamo in pericolo”. Dopotutto, visto quel che ha subito in patria, Asia Bibi sarebbe più che titolata a ottenere asilo.

Ma il portavoce del ministero degli Esteri, Muhammad Faisal, ha smentito ogni indiscrezione e dichiarato che la Bibi è ancora nel Paese, anche se in un luogo segreto. Il che non è necessariamente un bene. Esiste infatti un accordo, stipulato tra il governo e le forze islamiste lo scorso 13 ottobre, in base al quale il governo avrebbe dovuto immediatamente avviare un procedimento legale per inserire il nome di Asia Bibi sulla lista delle persone che non possono lasciare il Pakistan. Non solo: la donna potrebbe dover affrontare un nuovo processo a causa della richiesta di un giudice islamista di rivedere l’assoluzione stabilita dalla Corte Suprema.

Asia Bibi, professione bracciante e madre di cinque figli, il 19 luglio del 2009 ebbe un diverbio con alcune donne musulmane sue colleghe. Osò bere dell’acqua mentre lavorava nei campi e le sue colleghe la accusarono di aver infettato la fonte, oltre che di aver pronunciato parole irrispettose nei confronti di Maometto. Accuse che Asia ha sempre respinto. Venne arrestata e condannata sulla semplice base di un sospetto. Le fu chiesto di convertirsi all’Islam ma per il suo rifiuto venne picchiata pubblicamente, davanti ai figli, che per paura di ritorsioni insieme al marito di Asia Bibi sono stati poi costretti a lasciare il Pakistan. Asia, dopo essere stata accusata nel 2009, venne condannata alla pena capitale nel 2010. Una sentenza confermata nel 2014 dall’Alta Corte di Lahore, ma che non è mai stata portata a compimento perché la Corte Suprema nel luglio 2015 ne ha sospeso l’esecuzione. È stata detenuta in isolamento nel carcere femminile di Multan, e per evitare il rischio che qualcuno la avvelenasse fu costretta a cucinarsi da sola il cibo. Per lei era prevista una sola ora d’aria tre volte al mese.

Più volte gli islamisti si sono sopposti a ogni tentativo di liberazione e assoluzione della donna, e il processo ha subito nel tempo continui rinvii. Addirittura mercoledì scorso il partito musulmano sunnita Tehreek e Labbaik Pakistan aveva lanciato un avvertimento: “Se Asia Bibi sarà liberata e lascerà il Paese, sarà la fine del governo di Imran Khan“.

I cristiani pakistani, e quelli di tutto il mondo, hanno sempre sperato che arrivasse un giudice che non si lasciasse condizionare e che fosse pronto a dare corso alla giustizia. Così è stato. Ma prima che questo avvenisse la difesa di Asia è costata la vita al governatore del Punjab, Salma Taseer, che nel 2011 si era espresso favorevolmente nei confronti di Asia Bibi, ma poco dopo venne assassinato. Lo stesso accadde a Shabbaz Batti, l’allora ministro delle minoranze del Pakistan, finito nel mirino degli estremisti islamici per aver chiesto una modifica alle leggi sulla blasfemia e difeso Asia Bibi.

Anna Pedri

 

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