Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 27 set – E’ una “giornata importantissima, noi vogliamo fare una manovra del popolo non che favorisce i potenti. Lottare contro i potentati che hanno mangiato sulla pelle degli italiani per anni“. Così il vicepremier Luigi Di Maio, parlando con i giornalisti a Bruxelles, assicurando inoltre che “non c’è in programma nessuna richiesta di dimissioni” per il ministro dell’Economia Giovanni Tria a causa del braccio di ferro in atto per spostare l’asticella del deficit. Come è noto, il governo non trova la quadra sulla legge di Bilancio perché il titolare del Tesoro non vuole sforare (troppo) quell’1,6% di deficit imposto dall’Ue. Ma la coperta come si suol dire è corta e non c’è spazio per le misure che Lega e M5S intendono inserire nella manovra.
“Con Tria – ha aggiunto il ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico – abbiamo sempre avuto un’interlocuzione che non aveva né dogmi, né paletti. Ci sono differenze di vedute? Le dovremo necessariamente appianare, ma io non sono per il tirare a campare”.
Di tutt’altro parere il capogruppo leghista alla Camera, Riccardo Molinari, che intervenendo ad Agorà, su Rai Tre, taglia corto: “Se Tria non è più nel progetto, troveremo un altro ministro dell’Economia”.
Solito entusiasmo e toni rassicuranti invece dal vicepremier Matteo Salvini, che con il consueto tweet della mattina dice: “Buon risveglio amici. Volo in Tunisia, per incontrare presidente e ministri e per risolvere alcuni dei problemi aperti. Poi torno in Italia, dove stiamo lavorando a una manovra economica fondata sul lavoro, sulla crescita, sul taglio delle tasse e sul futuro“.
Ma al di là delle parole, restano i fatti. Il governo giallo-verde punta ad allentare i vincoli di bilancio portando il rapporto deficit/Pil al 2,4%. Il guardiano dei cordoni del Tesoro è contrario, come è noto. Oggi pomeriggio pertanto si terrà un vertice economico che sarà a tutti gli effetti un redde rationem tra il ministro Tria e il suo stuolo di tecnici, da un lato, e i politici di Lega e 5 Stelle, dall’altro, intenzionati a portare a casa le misure promesse in campagna elettorale – reddito di cittadinanza i pentastellati, riforma delle pensioni e flat tax i leghisti. A seguire ci sarà il Consiglio dei ministri che dovrà necessariamente varare la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (i termini scadono oggi).
Dal canto suo, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, a New York per l’Assemblea Onu, alla domanda se il deficit supererà il 2%, risponde: “Non do numeri sino a quando non delibereremo. Lo saprete dopo il Consiglio dei ministri“. Il premier poi assicura: “Stiamo lavorando molto seriamente per realizzare riforme strutturali e liberare le risorse economiche e realizzare un piano infrastrutturale serio“.
Il governo è alla sua prova più importante. Nel braccio di ferro con il Tesoro avranno la meglio i sovranisti-populisti? O alla fine i politici si accorderanno per chiedere meno soldi – tradendo gli elettori – così da non scatenare le ire di Bruxelles e scampare alla speculazione finanziaria già in agguato? Il Consiglio dei ministri di oggi è dirimente: o Salvini e Di Maio ne usciranno a testa alta (e forse Tria si dimetterà), oppure i cittadini si ritroveranno a dover digerire il solito inciucio che accontenta tutti, tranne gli italiani. A quel punto, altro che manovra del Popolo, sarebbe la solita manovrina di Palazzo.
Adolfo Spezzaferro

1 commento

  1. Oggi bisogna “tifare” … Tria, Moavero sono dei ministro voluti- imposti da Mattarella, ue e soliti noti. Il Governo, pur con le sue importanti differenze, sembra/ tenta di tirare l’Italia in una posizione piu’ forte e dignitosa. Ricordo le parole di Conte quando è stato incaricato e visibilmente emozionato ha detto che voleva essere “l’avvocato degli italiani”, beh signori è stato bello sentirlo perchè ne abbiamo un drammatico bisogno, perchè da tempo immemorabile nessuno osava neppure dirlo e perchè ha suscitato un vespaio di reazioni astiose dal mono-quotidiano, tv e soci e quindi se fa’ irritare chi è anti-italiano ben venga.

Commenta