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Roma, 14 ott – Non è bastata la spremuta di sangue delle banche, affossate sulle spalle dei risparmi dei cittadini? Niente paura, ora arriverà il “bail in” anche sul debito sovrano. Se può sembrare una gag che gioca sulla comicità del disastro prodotto dalla direttiva europea sulle crisi bancarie, rassegnatevi: è tutto vero.



L’idea – che visti i promotori sembra più una proposta destinata ad essere fatta ingoiare ai membri dell’Ue – è stata partorita dal ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, nel corso dell’ultimo Eurogruppo. Cosa propone la Germania? “Un meccanismo di ristrutturazione dei debiti – si legge nel “non paper”, un documento informale sul quale avviare una discussione – dotato di prevedibilità, per garantire una corretta condivisione degli oneri fra il fondo Esm e i creditori privati”. In altre parole: se uno Stato membro dell’Ue in crisi di bilancio dovesse ricorrere all’aiuto del fondo di salvataggio, per evitare un eccessivo impegno da parte di quest’ultimo verrà anzitutto richiesto un sacrificio ai detentori del debito pubblico, che potranno così subire un “haircut” (che tradotto in italiano come “tosata” rende molto meglio l’idea) vuoi sugli interessi, vuoi sul valore nominale dei titoli. Proprio com’è successo ai possessori di azioni e obbligazioni subordinate di Banca Etruria e consorelle finite nel tritacarne del bail in.

bail in Dijsselbloem Schäuble
Wolfgang Schäuble con il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem

La Commissione Europea per ora prende tempo, in fin dei conti si tratta ad oggi di un’idea ancora non formalizzata ma sulla quale, par di capire, Berlino punta seriamente. L’arcigno ministro della Merkel non sembra da parte sua avere alcuna intenzione di fare passi indietro. E non basterà il cambio di ruolo per placare gli appetiti della Germania rispetto al più ortodosso rigore: anche se è destinato a lasciare la poltrona del dicastero per accomodarsi su quella di presidente del Bundestag, ha già annunciato che continuerà a vigilare perché il primato tedesco rispetto alla politica economica dell’eurozona venga mantenuto.

Non è un mistero che sia stato egli stesso a spingere forte sull’acceleratore della direttiva Brrd (quella sul bail in, per l’appunto) e già nell’agosto dello scorso anno aveva ventilato l’opzione default sul debito sovrano. La strada sembra dunque tracciata ma, se a fine 2015 a pagare furono a decine di migliaia, con il rialzo della posta in gioco si aprono scenari che possono potenzialmente coinvolgere milioni di cittadini con tutti i loro risparmi. Con effetti a cascata anche sui conti pubblici: qualora la proposta dovesse concretizzarsi in qualcosa di più, visto il sensibile incremento del rischio è naturale pensare ad un rialzo nei rendimenti richiesti, con tutto ciò che ne consegue in termini di rialzo di una spesa per interessi che, almeno per l’Italia, già sfiora i 70 miliardi l’anno. Insomma, si potrebbe perfino rischiare il default anche solo con un annuncio.

Poteva finire qui? Neanche per idea. Schäuble ne pensa sempre una più del diavolo e, oltre alle pentole, fa anche i coperchi. Per cui, sempre in caso di ricorso all’Esm, oltre al bail in sui titoli di Stato si imporrebbe un severo controllo dall’estero sui conti nazionali. Il tutto secondo i dettami, ça va sans dire, della stretta sulle finanze pubbliche che va sotto il noto nome di austerità. Con il risultato, già sperimentato negli anni di Monti, di una nuova recessione capace di far avvitare di nuovo tutti i fondamentali dell’economia, dal Pil al debito. E via di nuovo, ad libitum fino a quando anche l’ultimo centesimo dei risparmi degli italiani (e non solo) verrà sacrificato per salvare quel fallimentare esperimento chiamato euro.

Filippo Burla

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