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Firenze, 1 feb — Duccio Dini aveva 29 anni quando il 10 giugno del 2018 venne ucciso da un gruppo di rom. I nomadi, durante un inseguimento in auto per un regolamento di conti interno, travolsero Duccio fermo in scooter a un semaforo rosso. La sua morte sconvolse Firenze, che si unì in un abbraccio di solidarietà e ricordo.

I rom accusati dell’omicidio sono sei, provenienti da un campo nomadi fiorentino. Dehran Mustafa, Remzi Mustafa, Remzi Amet, Antonio Mustafa, Emin Gani, Kole Amet, su più macchine stavano inseguendo un parente, e proprio dall’inseguimento a folle velocità per le strade di Firenze è derivato l’impatto che ha ucciso Duccio Dini. Per loro l’accusa, in concorso, dell’omicidio di Duccio e del tentato omicidio del loro parente.

Due di loro avevano già usufruito di misure cautelari alternative al carcere. Ora il tribunale del Riesame di Firenze ha però deciso di scarcerare anche i tre passeggeri dell’auto che ha colpito Duccio. A due verrà applicato il braccialetto elettronico. Per il riesame, considerato il periodo trascorso in carcere e l’accusa di omicidio per dolo eventuale, la misura dei domiciliari è idonea al rispetto delle esigenze cautelari. Alcuni di loro sconteranno i domiciliari nelle case comunali di cui sono assegnatari.

Le reazioni politiche

Il provvedimento ha destato la reazione anche del sindaco Dario Nardella, che da Palazzo Vecchio parla di sorpresa e amarezza. “Siamo sorpresi e amareggiati per la scarcerazione degli indagati. Si è trattato di un fatto grave che ha colpito la famiglia Dini e tutta la nostra comunità. Se ciò è dipeso dalla legge allora una legge del genere deve essere cambiata”. Nardella si è poi detto preoccupato per il fatto che oltretutto alcuni di questi sconteranno la pena nelle case popolari del Comune.

Ha commentato anche il senatore Achille Totaro (Fratelli d’Italia), tornando sul problema sicurezza a Firenze a guida Pd: “Dopo sette mesi i responsabili della morte di Duccio Dini sono tutti ai domiciliari: anche il capo della spedizione punitiva in cui a giugno fu investito e ucciso il giovane fiorentino è stato mandato a scontare la pena nelle case popolari assegnate dal Comune. Il sindaco di Firenze si dice per la sicurezza, ma solo a parole. Basta vedere cosa succede sulla tramvia per Scandicci (FI), che la notte diventa terra di nessuno. Le denunce dei cittadini si sprecano, ma non si è mai visto un vigile, un poliziotto, neppure una sicurezza privata. E Nardella non fa niente”.

Saverio Di Giulio, neocandidato sindaco per CasaPound Italia, risponde direttamente al sindaco di Firenze: “E’ proprio Nardella ad aver creato un clima di totale permissivismo a Firenze. Aveva promesso alla città che a questi soggetti sarebbero state tolte le case popolari ed invece è proprio in quegli alloggi che sono finiti agli arresti domiciliari. Pochi giorni dopo l’omicidio disse che non poteva esserci accoglienza senza legalità, salvo poi inserire i rom di quello stesso campo in un progetto di accoglienza costato 240.000 euro ai fiorentini”.

Ettore Maltempo

2 Commenti

  1. Nardella …… spudorato comunistoide ,amico dei rom e dei negroidi, ha fatto diventare Firenze una latrina a cielo aperto, abusando con arroganza , tipicamente piddina , della pazienza del popolo italiano………. la zona della stazione è ignobile, venditori abusivi e zingari in ogni dove ed ora ci regala un falso piagnisteo……..si vergogni.

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