Catania, 1 feb – La nave Ong Sea Watch 3 non può lasciare il porto di Catania. Ha già caricato viveri, carburante e quanto necessario per riprendere la navigazione, è arrivato anche il nuovo equipaggio ma non c’è l’autorizzazione a salpare. Perché la nave “non è conforme alla navigazione”, infatti è uno yacht, e come tale non può compiere operazioni di soccorso.

Ieri il capo missione e il comandante sono stati sentiti per ore, a bordo della nave, sul recupero al largo della Libia dei 47 immigrati irregolari sbarcati a Catania e sui successivi movimenti dell’imbarcazione da personale della squadra mobile della Questura e da militari della Guardia di finanza. Accertamenti amministrativi sulla nave sono ancora in corso da parte della Capitaneria di porto.

La nave Ong non è in regola

Nel dettaglio, sulla Sea Watch 3 sono state rilevate “una serie di non conformità” che riguardano sia “la sicurezza della navigazione”, sia “il rispetto della normativa in materia di tutela dell’ambiente marino“. Lo rende noto la Guardia Costiera al termine dell’ispezione amministrativa effettuata sulla nave battente bandiera olandese. Fino a quando non verranno risolti i problemi sollevati, sottolinea ancora la Guardia Costiera, la nave non potrà lasciare il porto di Catania.

Il fermo amministrativo si deve al fatto che la Sea Watch 3 “è una imbarcazione registrata come ‘pleasure yacht’, che non è in regola per compiere azioni di recupero dei migranti in mare“. Così il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, che su Facebook osserva sul fermo: “E mi pare ovvio, visto che è sostanzialmente uno yacht. In Italia questo non è permesso. Se tu, milionario, compri uno yacht, vai in navigazione per piacere, non per sostituirti alla Guardia Costiera libica o di altri Paesi. Voglio ringraziare – scrive ancora Toninelli – le Capitanerie di Porto per il loro grande lavoro sul fronte della legalità. Ma soprattutto mi chiedo: il governo olandese non ha nulla da dire rispetto a una imbarcazione di una Ong tedesca che chiede e ottiene la bandiera dei Paesi Bassi per scorrazzare nel Mediterraneo agendo fuori dalle regole?“.

Intanto, sul suo profilo Twitter, la Ong tedesca si strappa le vesti dopo aver sfidato per giorni il governo italiano, entrando nelle nostre acque territoriali con la scusa del mare in tempesta. “La Guardia costiera ci notifica il blocco per non conformità su sicurezza navigazione e normativa ambientale. Le autorità, sotto chiara pressione politica, sono alla ricerca di ogni pretesto tecnico per fermare l’attività di soccorso in mare“.

Ludovica Colli

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