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Omotransfobia, l’allarme dello psichiatra Cantelmi: “A rischio la libertà di ricerca”

by Ludovica Colli
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Roma, 7 lug – Il ddl Zan-Scalfarotto che manda in galera chi viene accusato di “omotransfobia” è un bavaglio non soltanto alla libertà di opinione e di espressione, ma anche alla libertà di effettuare ricerca clinica. A lanciare l’allarme è Tonino Cantelmi, professore di Cyberpsicologia presso l’Università europea di Roma e presidente dell’Associazione italiana psicologi e psichiatri cattolici (Aippc). Lo psichiatra analizza i possibili impatti negativi del pensiero unico sotteso nel testo del ddl contro l’omotransfobia che dovrebbe approdare alla Camera il prossimo 27 luglio.

“Potrei essere tacciato di omofobia per le mie ricerche cliniche”

“Come psichiatra – dice all’agenzia Sir – il problema che mi pongo riguarda la ricerca clinica. Mi chiedo se con questo tipo di legge sarà ancora possibile fare ricerca libera“. Cantelmi precisa che non è assolutamente in questione “il rispetto per la dignità di ogni persona” e sottolineando “il netto rifiuto nei confronti di ogni forma di discriminazione e/o violenza – spiega lo psichiatra – se io avviassi una ricerca clinica partendo dall’ipotesi – certamente da verificare – che i figli delle coppie omogenitoriali possano manifestare problemi psicologici, potrei essere tacciato di omofobia“. Insomma, la sua ricerca verrebbe messa in discussione sulla semplice base arbitraria – e tutt’altro che scientifica – di una presunta omofobia.

“Si deve prevedere un salvacondotto per la libertà di ricerca clinica”

Ecco perché secondo Cantelmi il ddl “dovrebbe prevedere almeno un salvacondotto, un’eccezione riguardante la libertà di ricerca clinica, che va assolutamente tutelata“. E’ quindi necessario “garantire ai clinici la possibilità e la libertà di partire da ipotesi anche negative – ovviamente da verificare – oppure di poter affermare risultati negativi, cosa già successa anche in altre parti del mondo”. In ogni caso, chiarisce lo psichiatria, è ovvio che “questo intervento legislativo, come già affermato autorevolmente dalla presidenza della Cei, è superfluo poiché discriminazioni e violenze sono già sanzionate ed è anche pericoloso perché il testo contiene forti ambiguità interpretative. Non viene ben definito che cosa si intenda con il concetto di ‘omofobia’. Ecco perché sono preoccupato”, spiega lo psichiatra.

“Con il ddl si rischia di considerare un pregiudizio la centralità delle figure genitoriali materna e paterna”

Per procedere – fa presente Cantelmi -, la ricerca clinica ha bisogno di ricercatori liberi di spaziare, non ‘imbavagliati’ o imbrigliati in percorsi a senso unico“. Una richiesta – quella dello psichiatra – che non è affatto detto che sarà accolta, anche perché “il buon senso non alberga facilmente nel nostro Paese”, fa presente. E’ un campo minato, insomma. “Già la ricerca clinica in questo settore è molto delicata. Ribadisco che, con una legge come questa, un’ipotesi negativa sul tema della omosessualità e della omogenitorialità – naturalmente da valutare e verificare – verrebbe considerata come un pregiudizio, così come il sostenere la centralità delle figure genitoriali materna e paterna nei processi di crescita di un bambino“, è l’allarme lanciato da Cantelmi.

Ludovica Colli

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