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Roma, 17 feb – Matteo Salvini non ha dubbi: per la Open Arms l’indicazione del ‘porto sicuro’ spettava alla Spagna o a Malta, e non all’Italia, e il comandante della nave ha deliberatamente rifiutato il “Pos” (“Place of safety”, posto di sicurezza) indicato successivamente da Madrid, perdendo tempo prezioso perché puntava a far sbarcare i clandestini in Sicilia. Operazione che la nave Ong peraltro aveva già fatto nel marzo 2018 rimediando un processo per violenza privata e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. E’ questo l’impianto della memoria difensiva sul caso Open Arms, depositata oggi in Giunta per le immunità del Senato.

“Conto di arrivare a governare da uomo libero e non da carcerato”

In ogni caso, Salvini è convinto che un eventuale processo gli darà ragione: “Conto di arrivare a governare da uomo libero e non da carcerato. Prima o poi toccherà a noi e vogliamo farci trovare pronti”, assicura. “E’ triste che qualcuno voglia vincere le elezioni tramite i processi“, aggiunge riferendosi ai casi Gregoretti e Open Arms.

Il caso-fotocopia della vicenda Gregoretti

Come è noto, l’ex ministro dell’Interno è accusato di sequestro di persona anche per  questo caso, sulla falsa riga della vicenda della nave Gregoretti, per la quale il Senato ha votato sì all’autorizzazione a procedere. Nella memoria presentata oggi, Salvini ricostruisce la vicenda, sostenendo che i primi Paesi contattati e informati da Open Arms dopo le operazioni di salvataggio erano stati la Spagna (Paese di bandiera della nave) e Malta (zona più vicina al punto dove la nave ha preso a bordo i clandestini).

“Scambio di corrispondenza tra Malta e Spagna non cita mai Italia”

“L’Italia non aveva alcuna competenza e alcun obbligo con riferimento a tutti i salvataggi effettuati dalla nave spagnola Open Arms in quanto avvenuti del tutto al di fuori di aree di sua pertinenza” precisa il leader della Lega. A dimostrarlo, lo scambio di corrispondenza tra La Valletta e Madrid nei primi giorni dell’agosto 2019 in merito al porto sicuro: c’è un reciproco scambio di responsabilità ma non viene mai citata Roma. Per Salvini “e’ sicuramente lo Stato di bandiera della nave che ha provveduto al salvataggio che deve indicare il Pos nei casi di operazioni effettuate in autonomia da navi Ong”. Open Arms ha chiesto il Pos all’Italia la sera del 2 agosto ma, secondo l’ex ministro, non può ricadere sullo Stato italiano l’onere di una risposta di competenza di altri Stati.
In sostanza, la Open Arms poteva dirigersi verso altri Paesi che avevano l’obbligo di accoglierla. Anche perché, il primo agosto il decreto firmato da ministero dell’Interno, Difesa e Infrastrutture impediva alla nave ingresso, sosta e transito e nulla cambiava il provvedimento del Tar del 14 agosto che chiariva che non si può confondere l’ingresso in acque territoriali, a fini di sicurezza e navigazione e di assistenza alle persone bisognevoli, con il diritto allo sbarco e all’attracco. Lo confermano – si legge nella memoria – gli stessi legali di Open Arms che il 19 agosto chiedono una integrazione al precedente decreto cautelare del Tar per consentire approdo e sbarco.

Nave omologata solo per 19 persone ma a bordo ne aveva oltre 120

Salvini, infine, ricorda che l’imbarcazione era omologata per sole 19 persone. Il comandante, dopo il primo salvataggio effettuato in zona Sar libica il primo agosto con 55 persone portate a bordo, ne prese altre 69 il 2 agosto. A quel punto, sottolinea il leader della Lega, doveva immediatamente dirigersi verso Spagna, Malta o Tunisia. Invece, “il comandante ha deliberatamente scelto l’Italia quale luogo di attracco e sbarco“, ribadisce. “Il comandante – si legge – ha rifiutato il Pos concesso dalla Spagna il 18 agosto e addirittura rifiutato l’assistenza offerta dalla Capitaneria di porto italiana che si era detta disponibile ad accompagnare la nave verso la Spagna, prendendo a bordo alcuni immigrati. In più, la stessa Spagna aveva inviato verso Lampedusa l’unità Audaz per dare assistenza alla Open Arms (18 agosto). E’ quindi paradossale – conclude la memoria – affermare che, per il solo fatto di essere entrata in acque italiane senza aver ottenuto il Pos, possa configurarsi il reato di sequestro di persona”.

Dal canto suo, l’Ong contesta quanto dichiarato da Salvini e all’Adnkronos riferisce che “non è affatto il Paese di bandiera a dover coordinare i soccorsi ma piuttosto lo Stato nelle cui acque avviene il soccorso, il quale Stato, se anche non è in grado di assegnare un porto, deve comunque coordinare l’evento e indicare un porto sicuro, eventualmente sollecitando e coordinandosi con lo Stato più vicino”. Parole assolutamente inutili quelle di Open Arms, visto che, come dichiarato da Salvini, l’Italia aveva assicurato tutta l’assistenza per far sbarcare altrove i clandestini.

Adolfo Spezzaferro

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