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Osvaldo Bagnoli, addio all’ultimo dei mohicani

by Roberto Johnny Bresso
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Roma, 22 lug – Il 17 luglio a Verona, nella città nella quale aveva trovato l’amore di sua moglie e di un popolo intero, se ne è andato in punta di piedi, esattamente come ha sempre vissuto, Osvaldo Bagnoli, il “Mago della Bovisa”, dal quartiere operaio nel nord di Milano nel quale era nato e cresciuto.

Osvaldo Bagnoli, un nome legato per sempre all’Hellas Verona

Il suo nome è e resterà sempre legato allo Scudetto dell’Hellas Verona del 1985, squadra erroneamente detta provinciale, ma che era in realtà fortissima e che lui iniziò a plasmare dalla Serie B a partire dal 1981. Ma quel lungo viaggio era in realtà iniziato decenni prima, quando calcò i campetti dell’Ausonia. Scoperto dal Milan, lui che lavorava come operaio, firmò il suo primo contratto da professionista per 75 mila lire. Andò a firmarlo nella sede del club rossonero in bicicletta, ma al ritorno, a metà del viaggio verso la Bovisa, gli sorse un dubbio che lo fece ritornare sui suoi passi: come poteva presentarsi agli allenamenti del club rossonero, dato che doveva lavorare in fabbrica? Gli venne spiegato che, da quel momento, lui in fabbrica non ci sarebbe dovuto ritornare mai più. Questo aneddoto sintetizza bene l’Osvaldo pensiero: pochi fronzoli e tanta concretezza, perché solo chi con i soldi ci è nato può pensare che non servano. Con il Milan vinse la Coppa Latina e lo Scudetto, alla cui cena celebrativa scoprì l’esistenza della macedonia, un dolce per lui esotico, come hanno ricordato commossi i suoi nipoti durante l’ultimo saluto. 

Il miracolo dello scudetto 1985

Dopo un’onesta carriera sul rettangolo verde intraprese quella da allenatore, a partire dal Verbania. Nessuno gli offre la Serie A, se la deve guadagnare in prima persona per ben due volte, prima con il Cesena e poi con il Verona, dove, come abbiamo detto, compie un vero e proprio miracolo sportivo, facendolo quasi apparire come un qualcosa di assolutamente normale, proprio come era la sua persona. Nel 1990 passa al Genoa e porta i Grifoni in Coppa UEFA e poi ad uno storico successo ad Anfield Road contro il Liverpool. Nel 1992 il suo primo passaggio ad una cosiddetta grande: lo vuole l’Inter ed il primo anno raggiunge la seconda posizione dietro al Milan, ma la seconda stagione la squadra viene affossata da errate strategie di mercato e viene così esonerato. Fu solamente il suo secondo esonero in carriera dopo quello nella prima stagione da capo allenatore della Solbiatese. Per lui si presentano subito diverse offerte da parecchie società, ma Bagnoli non si riconosce più in ciò che sta diventando il calcio e decide quindi di ritirarsi all’età di 59 anni. Il mondo della tv non fa ovviamente per lui e quindi si dedica a tempo pieno alla sua amata famiglia, circondato da una città che lo ha ormai totalmente adottato e che lo venera, ma sempre rispettando il suo spazio ed il suo carattere schivo.

Verona gli dice addio

Viene a mancare all’età di 91 anni, ironicamente proprio quando erano in corso i Mondiali di calcio più insulsi della storia e, sicuramente, quelli più lontani anni luce dal suo modo di intendere lo sport e la vita.

Verona lo ha voluto salutare come sa fare: in grande stile ma senza inutili sceneggiate. Nel cuore della città, nella Basilica di San Zeno, con il Vescovo che cita persino la sua celebre frase rivolta alla Juventus: “Se cercate i ladri, sono nell’altro spogliatoio”. Dentro e fuori la chiesa la famiglia, gli amici, i suoi giocatori, i tifosi dell’Hellas, gente comune di ogni età giunta per salutare chi ha lasciato un ricordo nelle loro vite. La sciarpa sulla bara, le parole commosse di Capitan Roberto Tricella, i cori e gli striscioni commossi ma mai invadenti di Hellas Army e Brigate Gialloblù. Da un palazzo spunta una bandiera recante un messaggio semplice ma che, nel contempo, dice tutto: Grazie Osvaldo. Si stendono le sciarpe verso il cielo e si alza il coro Per sempre voleremo in alto, mentre ognuno abbraccia fisicamente ed idealmente i propri cari, passati e presenti. Se ne è andato l’ultimo dei Mohicani. E Verona tutta oggi si è svegliata un po’ più sola, ma anche più forte e coesa.

Roberto Johnny Bresso

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