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Torino, 8 gen – Conte non conta più dei Patti Lateranensi: un parroco fa ricorso contro una multa per il calcetto all’oratorio in zona rossa. E’ successo a Chivasso, in provincia di Torino, dove la parrocchia è stata multata perché, il 4 dicembre scorso, 17 ragazzini giocavano a calcetto nel campo dell’oratorio Beato Angelo Carletti. In quella data infatti il Piemonte era in zona rossa. Il parroco don Davide Smiderle però si è appellato ai Patti Lateranensi e ha fatto ricorso al prefetto di Torino. E ha chiesto l’annullamento della sanzione da 533 euro. I Patti Lateranensi – che regolano i rapporti tra Repubblica italiana e Santa Sede – infatti sanciscono che la forza pubblica può entrare nei luoghi aperti al culto solo nei casi di urgenza.

“Secondo i Patti Lateranensi, la multa è illegale”

Secondo quanto riporta La Stampa, il ricorso non lascia dubbi. “L’articolo 9 del Concordato tra Stato e Chiesa prevede che la forza pubblica non possa entrare per l’esercizio delle sue funzioni negli edifici aperti al culto senza averne dato previo avviso all’autorità ecclesiastica, salvo i casi di urgente necessità”. Ebbene – prosegue il testo – “poiché le attività di controllo a campione non sono, per definizione, casi di urgente necessità, bensì operazioni di routine” non sono validi. Pertanto sono illegali “i controlli che la polizia svolgesse nelle chiese circa il corretto uso dei dispositivi di protezione individuale, senza aver prima avvertito il vescovo”.

I vigili chiamati da un cittadino spione

La vicenda peraltro ha anche dei contorni davvero spiacevoli. Infatti le partite di calcio e di basket nel campo dell’oratorio erano state segnalate da un cittadino, che aveva chiamato i vigili di Chivasso. Alla seconda segnalazione era scattato l’intervento, con la conseguente sanzione per via del divieto degli sport di contatto imposto dal Dpcm in vigore.

La lettera dell’arcivescovo di Torino in difesa dell’oratorio

Ma il parroco ha subito dato mandato all’avvocato Alexander Boraso di avviare la causa sulla base della lettera dell’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, del 5 novembre 2020. Nella missiva si legge: “Tutte le attività pastorali programmate, come l’oratorio, sono ammesse nel rispetto del protocollo già pubblicato. Spetta al parroco decidere l’eventuale sospensione“.

“Bambini che giocavano a calcetto avevano la mascherina”

Secondo don Smiderle quindi era tutto in regola. E l’avvocato precisa: “Giocavano 17 bambini in un cortile che può contenere 300 persone, avevano la mascherina, il parroco aveva controllato personalmente il rispetto dei dispositivi di sicurezza”.

L’avvocato: “Dpcm non può derogare accordi Stato-Chiesa”

L’avvocato dal canto suo fa presente che “il Dpcm a prescindere dalle considerazioni relative all’opportunità e legittimità di irrorare sanzioni, quale strumento non può in alcun modo derogare alle norme relative agli accordi Stato-Chiesa“. Questo in sostanza significa che l’oratorio non è soggetto “alle disposizioni del Dpcm del 3 novembre 2020. E “neppure gli agenti della polizia locale potevano in tale ambito operare ad elevare sanzioni”.

“Competenze regionali non riguardano i Patti Lateranensi”

Ancora, “le competenze regionali non possono riguardare i rapporti tra Stato e Chiesa, espressamente riservati dai Patti Lateranensi alla legislazione nazionale”. Di conseguenza “l’organizzazione dei locali dell’oratorio non deve essere soggetta al Dpcm” e la polizia locale non può intervenire con sanzioni.

Un vigile urbano di Chivasso ha commentato con amarezza il ricorso del parroco: “Quindi l’oratorio non farebbe parte dello Stato italiano”.

Adolfo Spezzaferro

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4 Commenti

  1. Finalmente un prete come Dio comanda!
    E doppio lieto fine: il cittadino spione… quando muore va laggiù, e il vigile amareggiato non potrà più estorcere denaro alla parrocchia (addio soldi facili).

  2. Un campetto aperto al culto dello sport.
    Questo prete sta un po’ confuso.
    Ma lo apprezzo per il coraggio di avere impugnata la sanzione.

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