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Washington, 8 gen – La vorticosa vicenda di Washington DC e l’occupazione di Capitol Hill getta nel caos gli Stati Uniti d’America. In un solo giorno abbiamo potuto vedere di cosa è capace la democrazia e, fondamentalmente, della sua faccia più crudele. Partendo dal presupposto che il dubbio che l’elezione di una delle cariche più importanti – se non la principale del mondo occidentale – sia circondata da brogli sul voto postale è lecito, ciò che è successo nella capitale degli Usa dovrebbe far riflettere. Non tanto per l’atto in sé dell’assalto al Campidoglio, ma per ciò che è successo dopo. Come può un agglomerato di apparati privati, deterrenti dei social network mondiale, bloccare dei messaggi dell’attuale, ancora in carica, presidente degli Stati Uniti d’America poiché “non in linea con i regolamenti della community”?



Facebook e Twitter censurano Trump

Dopo uno scialbo discorso di Joe Biden, che esortava Donald Trump a parlare alla nazione per bloccare l’occupazione del Campidoglio e dopo che quest’ultimo è intervenuto a riguardo con un video sui suoi canali ufficiali, Facebook e Twitter hanno autonomamente censurato il presidente degli Stati Uniti d’America. Fregandosene del primo emendamento della costituzione americana. Il vero problema che ci dobbiamo porre non è come i seguaci di Trump siano entrati nel Campidoglio ma come ancora permettiamo tali soprusi da privati e come limitarne la possibilità di influenzare ogni giorno la nostra vita. Vista in quest’ottica, il vero colpo di stato è, più che fisico, virtuale.

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Il problema della sovranità digitale

E la conseguente fragilità della democrazia sarà una questione che ci porteremo sulle spalle fin quando non riusciremo a comprendere la sua inevitabile fallibilità in un contesto globalizzato. Mentre l’occupazione del Campidoglio è un “vox populi, vox dei”, la deturpazione di un processo sociopolitico dai colossi del social network è forzata, grave, senza appoggio popolare e non può restare impunita. Il grande problema degli anni 2000 è la gestione del cyberspazio e dei network pubblici nel settore della giurisprudenza, che ogni giorno ci schiaccia sempre di più. Dulcis in fundo: da questa situazione paradossale abbiamo compreso che – su questo fronte – dall’America non abbiamo nulla da imparare.

Enrico Maria Casini

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1 commento

  1. Dissento, mai stato cliente di Fessbuc e Squitter che detesto proprio per il loro strapotere. Ma sono soggetti privati e come tali agiscono secondo la loro linea per la quale Trump avrebbe dovuto essere bannato molto tempo prima. Caso mai gli hanno dato troppo spazio essendo il Presidente: ecco la vera anomalia.

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