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Roma, 18 gen – La campagna elettorale non è solo manifesti, talk show e voto alle urne. Ci sono tutta una serie di “liturgie” che l’accompagnano. Una delle più consolidate e pittoresche è senza dubbio la fila al Viminale per la presentazione dei simboli. Per essere presenti sulla scheda di Camera e Senato il prossimo 4 marzo infatti, i rappresentanti di una lista devono recarsi al Ministero dell’Interno venerdì mattina 19 gennaio. Sembrerebbe tutto facile, se non fosse che l’obiettivo di molte liste è quello di arrivare per primi, in modo di avere più risalto mediatico ed essere più visibili negli elenchi consultabili dagli elettori all’interno dei seggi. E così succede che la mattina presto del giorno precedente, più di 24 ore prima dell’apertura ufficiale della presentazione, siano già diversi i partiti e i movimenti in fila. Al momento ce ne sono 6-7 e le liste più rappresentative sono quelle di Lega, M5S e CasaPound. 
Ma la vera regina di questa liturgia ha un nome e un cognome: Mirella Cece. E’ lei, monarchica e fondatrice del Sacro Romano Impero Cattolico, che da anni detta legge sul piazzale di fronte al Ministero. Arriva sempre alcuni giorni prima e organizza la fila con delle ricevute “in tripla copia”, finendo di fatto per essere riconosciuta anche dalle forze dell’ordine presenti. Ovviamente lei presenta solo simbolicamente la lista e non raccoglie le firme necessarie poi per la presentazione effettiva, perché spiega “essendo monarchica non sarebbe ideologicamente corretto concorrere alle elezioni”, ma presenta il simbolo “per depositare il programma”. E’ guardia d’onore alle tombe dei reali al Pantheon e assicura di lavorare sottotraccia ottenendo “grandi risultati, come il rientro in Italia dei Savoia”.
Quest’anno però è successo un fatto inaspettato: Mirella Cece è stata battuta sul tempo. Prima di lei sono arrivati i rappresentanti del Maie (Movimento italiani all’estero). Una signora bionda ci spiega di essere in fila “da sei giorni”, mentre discute animatamente con i rappresentanti grillini, gli unici a non aver riconosciuto l’autorità del Sacro Romano Impero Cattolico, rifiutandosi di prendere il bigliettino di Mirella Cece. La democrazia in Italia è anche questo.


Davide Di Stefano

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