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Roma, 3 apr – Il ministro dell’Economia Giovanni Tria è nel mirino del premier Giuseppe Conte e dei due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio: deve fare in fretta con i risarcimenti ai truffati dalle banche. Gli alleati di governo Lega e M5S inoltre criticano il titolare del Mef per la vicenda della collaboratrice Claudia Bugno. Dal canto suo il ministro al Corriere della Sera parla di “nefandezze e spazzatura” contro di lui. “Ho subito un attacco spazzatura sul piano personale. Le cose possono apparire molto diverse a seconda di come si presentano“, dice Tria. “Ci sono violazioni della privacy. Mi chiedo chi è che passa ai giornalisti queste cose“, aggiunge sulle accuse di favoritismo alla sua collaboratrice Bugno. Sull’ipotesi che qualcuno voglia costringerlo alle dimissioni Tria dice che si tratta di “sciocchezze. Se andassi via dovremmo vedere quale sarebbe la reazione dei mercati“. E sulle pressioni per i rimborsi ai risparmiatori truffati, Tria avverte: “L’intimidazione non passa. Forse ci sono interessi più grandi di quelli di cui io stesso mi renda conto”.

Conte: “Risarcimenti su banche prima possibile”

Sul caso è intervenuto anche il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: “Il nostro obiettivo politico molto forte è procedere con i risarcimenti ai risparmiatori nel modo più rapido possibile e ho sollecitato il ministro Tria a procedere in questa direzione, c’è ancora qualche passaggio tecnico da fare”, ha assicurato parlando con i cronisti in albergo a Doha il premier Giuseppe Conte.

Quel decreto “parcheggiato” al Mef

Il decreto che dovrebbe sbloccare i risarcimenti per i truffati delle banche fallite è fermo da un mese e mezzo sul tavolo del ministro Tria, il quale a quanto pare avrebbe sollevato diversi dubbi. Sì, perché è vero che il governo ha stanziato i fondi necessari, ma la legge prevede i risarcimenti anche senza una sentenza che certifichi la truffa da parte degli istituti di credito. E questo – è l’obiezione di Tria – potrebbe aprire un’indagine da parte della Corte dei conti. Rimborsare qualcuno con denaro pubblico in assenza di un arbitrato o una sentenza potrebbe obbligare i pubblici ufficiali che hanno concesso i soldi a rimetterli di tasca propria.

La Bugno rinuncia alla nomina in Stm ma resta al Tesoro

Finita sotto attacco per le posizioni ritenute troppo poco filogovernative, Claudia Bugno rinuncia ad entrare nel board di Stmicroelectronics per cui era stata nominata nei giorni scorsi ma resta consigliera al Tesoro (oltre a sedersi nel consiglio dell’Agenzia spaziale italiana). Un passo indietro che però non basta ai pentastellati, fermi nella convinzione che la manager non possa restare a ricoprire il ruolo di consulente del ministro. E pronti a presentare un’interrogazione parlamentare per ottenere un “chiarimento” su eventuali “trattamenti di favore” che, per il M5S, avrebbe ricevuto indirettamente il figliastro del ministro.
I 5 stelle contestano l’eccessiva autonomia che secondo loro si sarebbe ritagliata Bugno: lo ha detto senza giri di parole Laura Castelli, che siede proprio al Mef da viceministro: “Da quello che so – sostiene – Bugno ha portato avanti per mesi posizioni molto personali, non coordinate con il resto del governo. In maniera non trasparente e disordinata“. Sono in particolare le scelte sui dossier Alitalia e Tim, cari al capo politico del M5S Di Maio, ad aver innervosito i pentastellati. Ecco perché la scelta di sfilarsi da Stm (azienda partecipata dallo Stato di componentistica elettronica italo-francese) non basta a sedare gli animi dei 5 Stelle.

Nel mirino anche il figliastro di Tria 

A rendere i rapporti ancora più tesi, c’è poi l’accusa di conflitto d’interessi mossa sempre dai 5S: nel mirino l’assunzione del figliastro del ministro nella società dove è amministratore delegato Pier Andrea Chevallard, compagno della Bugno. E che dunque avrebbe ottenuto un “trattamento di favore”, in contraddizione – è il ragionamento – con lo spirito del governo gialloverde.

Ludovica Colli

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