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nazionale non va dimenticataParigi, 3 lug – Purtroppo ha ragione Barzagli, quando in lacrime pochi minuti dopo l’eliminazione ai rigori con la Germania afferma “rimane la sconfitta, di tutto quello che di bello abbiamo fatto non rimarrà niente, resterà solo la delusione. Tra qualche anno nessuno si ricorderà di questa nazionale che ha dato tutto”. E’ la dura legge dello sport e del calcio in generale: non esistono le imprese sfiorate, esistono solo le imprese compiute. Le “favole” nel calcio richiedono il lieto fine. La marcatura di Gentile su Maradona e l’urlo di Tardelli, Caressa che urla “Cannavaro!” e poi “Andiamo a Berlino Beppe”, senza il lieto fine e la vittoria finale semplicemente non esisterebbero, non farebbero parte di quella narrazione sportiva nazionale. Chi si ricorda del gol di Delvecchio in finale di Euro 2000 che fino a 30” dalla fine ci aveva reso virtualmente campioni? O della partita perfetta di Baresi nella finale col Brasile a Usa ’94, vero e proprio monumento al ruolo del difensore? Nessuno, o quasi. Restano scolpite nella memoria solo le lacrime di Baresi con quel rigore calciato alle stelle e forse il gol di Trezeguet che ci ha condannato.

E potremmo andare avanti all’infinito anche solo guardando alla storia recente della nazionale italiana, senza scomodare il mondiale perso in casa nel ’90, pensando ai fallimenti di selezioni ben più quotate, come quella guidata da gente del calibro di Totti, Vieri e Pirlo cacciata (rubando) dalla Corea nei mondiali del 2002 o fuori da Euro 2004 causa “biscotto scandinavo”, per arrivare alla finale persa con la Spagna nel 2012. Eppure questa eliminazione lascia nei cuori di giocatori e tifosi un senso più grande di amarezza e delusione, mai avevamo visto gente come Barzagli e Buffon commuoversi così, nemmeno dopo aver perso finali teoricamente molto più importanti. Del resto un’eliminazione in quarto di finale di un Europeo, inserita all’interno della storia gloriosa del calcio italiano, cosa vuoi che sia?

Forse le motivazioni di tanta tristezza sono da ricercare nell’esasperazione di quel principio italianissimo, della squadra sottovalutata che contro i pronostici riesce invece ad affermarsi e ad accendere i cuori, quel melodramma tricolore che recita più o meno sempre lo stesso spartito psicologico. Stavolta però, non si trattava di affermarsi dopo lo scandalo di Calciopoli con una squadra che in campo poteva comunque sempre contare sui vari Pirlo, Totti, Del Piero etc, stavolta la sfida era vincere un Europeo (tra i più competitivi di sempre) con Giaccherini e Pellè titolari, un vero atto di Hýbris contro gli dèi del calcio. Miracolo che stava prendendo piede con la lezione tattica impartita al favoritissimo Belgio, con un attacco formato da Eder e Pellè capace di bucare la Spagna di Piquè e Sergio Ramos, con un centrocampo dove i titolari si chiamano Sturaro e Parolo che un altro po’ butta fuori chi si può permettere di lasciare in panchina Gotze e Schweinsteiger. Perdere al 18esimo rigore con la stessa Germania che solo due anni fa ha vinto un Mondiale rifilando un 1-7 al Brasile padrone di casa fa male al cuore.

Tutti gli appassionati di calcio e non, non dovrebbero dimenticare questa formazione così “italiana”, che nel calcio delle selezioni ormai multinazionali e dei giocatori senza appartenenza, può ancora contare su uno spirito di sacrificio fuori dal comune e sull’attaccamento di uomini come Buffon e De Rossi. In futuro questo sarà merce sempre più rara. Così come invece tutti gli appassionati di questo sport non dovranno dimenticare il miracolo sportivo compiuto da Antonio Conte, quella squadra messa in campo in modo perfetto, l’aggressione sulle rimesse dal fondo a Spagna e Germania, il pallone mai buttato in difesa e sempre giocato poi con velocità in verticale sulle punte che aprivano sull’esterno, gli errori praticamente inesistenti nei meccanismi difensivi, una concentrazione perpetua. Lo stesso Ct che solo ora si è reso conto di cosa voglia dire allenare la nazionale, che in poco tempo è passato da essere odiato dalla metà non bianconera d’Italia ad essere riconosciuto come “condottiero” da tutti. Tutto questo non va dimenticato. Ma inseorabilmente invece è questo che accadrà. E’ l’implacabile legge del calcio. Tra pochi anni tutto questo che abbiamo raccontato sarà solo un’eliminazione ai quarti di finale degli Europei e le uniche immagini che ricorderemo saranno quelle di Pellè che fa lo sbruffone e l’improbabile rincorsa di Zaza (come già accade sui social network). E’ una sfida impari, questa contro l’oblio a cui sono destinati in ogni caso i perdenti, ma come ha detto Arrigo Sacchi, almeno chi ha una “conoscenza più grande”, chi ama davvero questo sport, dovrebbe fare uno sforzo e non scordarsi di questa squadra.

Davide Di Stefano

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1 commento

  1. Mah….questa era una squadra tecnicamente scarsa che ha sopperito solo in parte alle carenze tecniche con la grinta e l’organizzazione di gioco, ma resto del parere che scrissi all’inizio dell’Europeo e che copio- incollo qui sotto:

    Alessandro 17 giugno 2016 a 9:56

    Sarebbe meglio parlarne alla fine del girone.
    Quanto meno per capire la reale forza di questa squadra.
    L’Italia è una formazione che può ambire ai quarti di finale e, se il culo le dice bene, alle semifinali.
    Per la vittoria non serve il culo. Ma un miracolo.

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