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Roma, 31 lug – Stiamo subendo l’invasione degli immigrati dalla Libia e dobbiamo chiedere il permesso ai libici per un blocco navale davanti alle loro coste. La Libia, infatti, accusa l’Italia di voler violare la sua sovranità, e lo fa tramite il Comitato nazionale libico per la difesa e la sicurezza, organismo non riconosciuto dallʼOnu, il quale ha rilasciato un duro comunicato contro le ultime decisioni del governo italiano per fronteggiare lʼemergenza immigrazione. Invita così i libici a resistere contro questo “prestesto” che nasconderebbe solo il desiderio di volere interferire negli affari libici “con un intervento militare flagrante”.

Ma torniamo all’immigrazione. Le navi delle Ong, le organizzazioni umanitarie che hanno scoperto da tre anni il Mediterraneo solcandolo con ben 24 natanti, portano in Italia il 40 per cento degli immigrati eppure dobbiamo contrattare con loro il codice di comportamento. Già. Perché alle regole imposte dal governo italiano hanno risposto picche, e lo hanno fatto pure con una certa arroganza.

La firma del nuovo codice di comportamento delle ong in mare è prevista per oggi, ma già da giorni la nave spagnola Proactiva Open Arms ha annunciato che non firmerà il protocollo d’intesa con il ministero dell’Interno. Non vuole polizia a bordo e neppure vuole rendere noti quali sono i suoi finanziamenti occulti. Ma vuole continuare a caricare senza alcun controllo o regola gli immigrati nelle acque territoriali libiche per poi trasbordarli nei porti italiani. E siamo certi che non troverà ostacoli da parte delle autorità italiane.

Stesso comportamento da parte dell’Ong tedesca Sea Watch, che si fa beffe del governo italiano e annuncia provocatoriamente che metterà in mare un’altra imbarcazione per il soccorso ai clandestini e considera “largamente illegale” il codice di comportamento stilato dal ministro Minniti.

Insomma, non solo Francia e Austria sbarrano le porte agli immigrati, ma le Ong non vogliono smettere di sbarcare gli immigrati nei nostri porti. Dicono per salvare vite. Nonostante la legge del mare preveda che si debbano salvare i naufraghi e portarli nel porto più vicino, questi “angeli del mare” non dicono chi finanzia questa altissima opera umanitaria e per quali reconditi scopi. E i padroni delle Ong, che spesso battono bandiera del Belize o delle isole Marshall, non vogliono neppure sentir parlare di sbarcare il loro carico di disperati nei porti di cui battono bandiera.

E noi stiamo trattando con loro, stiamo ascoltando le loro controproposte anziché sbattere la porta in faccia a questi faccendieri delle miserie umane impedendone da subito l’ingresso nei porti italiani. Per fare tutto ciò, però, occorrerebbero politici di razza, non mestieranti fra l’altro eletti da nessuno.

Alberto Palladino

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