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Roma, 8 lug – “Siamo tutti consapevoli della differenza giuridica tra rifugiati e migranti economici. Ma questi sono oltre l’85% degli arrivi e quindi gestire e contenere i flussi è e sarà sempre più una sfida europea e globale”. Ce n’è voluto del tempo ma, finalmente, anche Paolo Gentiloni c’è arrivato.

Stretto fra la morsa dei continui sbarchi – destinati quest’anno a segnare il record storico – e l’indifferenza dell’Europa, che chiude qualsiasi porta all’Italia su ipotesi di concedere altri porti di attracco o quanto meno di ricollocare gli immigrati, e a stretto giro di posta dal discusso post pubblicato dalla pagina del Pd (ma poi rimosso), anche Gentiloni tenta allora una carta che fino a pochi giorni fa sarebbe stata bollata come “populista”.

Non è d’altronde una novità che la stragrande maggioranza di chi arriva sulle nostre coste non ha alcun requisito per poter chiedere lo status di rifugiato, checché ne pensino la Boldrini o sodali: si tratta di clandestini a tutti gli effetti, attratti da un miraggio di benessere che spesso è però una chimera anche per gli stessi italiani. Evidentemente non basta più distribuire prebende alle cooperative impegnate nell’accoglienza: la strategia non paga, la sonora batosta delle ultime amministrative è lì a dimostrarlo. Ecco allora che, dopo Renzi, anche il premier si accoda ad una narrazione che cerca di corregge il tiro sul tema immigrazione. Con una differenza: Gentiloni ricopre la carica di primo ministro e ha quindi gli strumenti per dare seguito ad affermazioni che, almeno sulla carta, lascerebbero trasparire un cambio di rotta. Avrà il coraggio di farlo o è solo l’ennesima boutade propagandistica in vista delle prossime venture elezioni politiche?

Sospetto più che legittimo, corroborato dalle parole di Andrea Orlando: “Non ci possiamo tirare indietro rispetto al dovere di salvare le persone in mare, ma contemporaneamente dobbiamo chiedere all’Europa di ripartire questo sforzo”, ha spiegato il ministro della Giustizia, scordandosi che in sede Ue sono arrivate una caterva di pernacchie all’indirizzo dell’Italia.

Nicola Mattei

1 commento

  1. Bravo Sig. Presidente del Consiglio dei Ministri, ennesimo sinistro Signore del vuoto cosmico e profeta del nulla incartato con belle parole politicamente correttissime, fautore dell’immobilismo masochista e paladino delle cause perse. Forse anche i sinistroidi isterici si sono accorti che gli Italiani ne hanno le palle piene? Conforta sapere cosa si ricorderà di questa gente nei libri di storia fra cento anni: niente.

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