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Roma, 23 nov – “Nei prossimi 5-7 anni saranno a rischio quasi 9 milioni di posti di lavoro“. A lanciare l’allarme è Unimpresa, che chiede un “vero e proprio Patto per il lavoro” che sia in grado di adeguarsi al nuovo assetto, definito “Mondo 4.0”, ossia quello “in cui le imprese superstiti inventano nuovi mercati dando il via ad una nuova catena di valore e di nuove competenze in cui ‘ieri’ diventa obsoleto”. In un documento a firma del consigliere nazionale di Unimpresa Giovanni Assi, si sostiene che “occorre un lavoro flessibile esattamente come è flessibile il mercato del lavoro in cui le imprese operano, con una revisione totale del decreto Dignità che con l’irrigidimento delle norme ha solo contribuito a togliere lavoro (e la dignità) a molti lavoratori“.



“Serve revisione ammortizzatori sociali”

Secondo Assi, dunque, “serve un vero impulso a quel welfare aziendale ancora oggi troppo poco diffuso nelle nostre realtà imprenditoriali, soprattutto nelle micro e piccole imprese, spaventate da un sistema di attuazione troppo complesso e soprattutto ancora oggi troppo limitato, che dia invece ai lavoratori ed alle proprie famiglie un welfare che possa garantire loro il presente ed il futuro dei loro figli”. Nella sua analisi, il consigliere nazionale di Unimpresa fa presente inoltre che “serve una revisione degli ammortizzatori sociali, che dia alle aziende e ai loro lavoratori la serenità di poter per i primi trattenere le proprie professionalità anche nei periodi di contrazione dell’attività senza costi aggiuntivi occulti, e per i secondi il mantenimento del proprio reddito che invece si sono visti dimezzati oltre che differiti di mesi con le ultime casse integrazioni, un sistema che preveda nei periodi di cassa integrazione dei percorsi di riqualificazione e specializzazione delle proprie risorse attraverso percorsi formativi di semplice ed immediata attuazione senza dover invece anche qui procedere a ‘spaventosi’ meccanismi burocratici come previsti dal neo Fondo nuove competenze che segnerà l’ennesimo flop di una misura a beneficio di pochi“. Si tratta di un fondo che dovrebbe consentire ai lavoratori di adattarsi ai cambiamenti del mondo del lavoro. Il problema è che la scadenza per l’inizio dei corsi, finanziati con 700 milioni, è il 31 dicembre. E accedervi è tutt’altro che semplice e rapido.

“Manovra? Finto restyling di sistema passato e obsoleto”

Assi poi boccia la manovra giallofucsia: un “finto restyling di un sistema passato e obsoleto a cui cambiare semplicemente il nome di una misura già esistente o mutare un requisito (età piuttosto che sesso) per presentare alle nostre aziende ed ai loro lavoratori un nuovo (ma in realtà vecchio) sistema del lavoro che non sortirà nessun effetto se non quello di mettere in discussione oltre un milione di posti di lavoro al cadere del termine del divieto di licenziamento imposto” con l’emergenza Covid.

“Pura follia parlare di sgravi contributivi a termine”

Continuare a parlare di sgravi contributivi a termine pensando che con una riduzione di pochi mesi dei contributi, un imprenditore in questo momento decida di mantenere o ancor di più incrementare i livelli occupazionali è pura follia – spiega il consigliere -. Serve aggiornare il sistema di norme ad un mercato del lavoro caratterizzato sempre più da modelli organizzativi che siano uno strumento in grado di accompagnare, favorire ed accrescere i processi di innovazione. Serve una riforma strutturale del lavoro“, tenendo presente – conclude Assi – che il quadro di riferimento attuale – con i danni dovuti al coprifuoco e lockdown nelle zone rosse – e soprattutto quello del futuro “post-Covid” non è minimante paragonabile alla situazione in cui erano maturate le riforme precedenti alla pandemia.

Ludovica Colli



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