Roma, 20 nov – E’ senza fine lo scandalo sulla casa di Elisabetta Trenta. Dopo lo scoop del Corriere che ha portato l’ex ministro della Difesa a lasciare l’appartamento di “alta rappresentanza” in centro a Roma che aveva fatto assegnare al marito militare (anche per non essere espulsa dal M5S), sempre il giornale di via Solferino ora riporta che la grillina non ha detto il vero su quanto pagavano di affitto. Altro che 540 euro (cifra comunque irrisoria per un appartamento di lusso di 180 metri quadri), come aveva dichiarato la Trenta. La relazione preparata al ministero della Difesa per rispondere alle interrogazioni di deputati e senatori sull'”alloggio di servizio” che aveva ottenuto quando era ministro svela il vero il canone mensile: 141,76 euro.

La rinuncia alla casa dopo le pressioni

E’ tutto regolare, ma mio marito ha comunque presentato un’istanza di rinuncia per l’alloggio. Traslocheremo“, aveva annunciato ieri la Trenta a Radio24, dopo che il M5S le aveva chiesto più volte di lasciare la casa. La decisione di sloggiare da una casa in cui non aveva diritto di abitare è arrivata con tanto di toni da vittima. “Sono arrabbiata”, “sono sotto attacco”, aveva detto l’ex ministro grillino. E proprio in riferimento al Movimento aveva detto: “Non sono stata trattata bene, ma nei valori del M5S ci credo, non ho nessuna intenzione di lasciare il Movimento. La mia faccia è pulita, non smetterò di fare politica e di essere del Movimento. Ma forse una pausa di riflessione me la prendo, non ho deciso nulla“. Lasciando così intendere che potrebbe lasciare i 5 Stelle (prima che la espellano, ca va sans dire). Una cosa appare chiara, ormai: la Trenta è una presenza “scomoda” nel Movimento, con le sue dichiarazioni “ballerine” per provare a celare goffamente la classica arroganza di chi difende i privilegi da casta. Proprio quelli che il M5S strombazzava a destra e a manca di voler abolire. Certo, questo prima di andare al governo.

Proseguono le indagini sulla procedura di assegnazione

A proposito di come l’ex ministro abbia fatto assegnare la casa al marito per poterci restare dentro anche dopo la conclusione del mandato, l’indagine amministrativa avviata dallo Stato maggiore e quella della Procura militare stabiliranno se ci sono state violazioni o favoritismi. Quello che si sa per adesso è che in poche ore la Trenta ha “girato” la casa al consorte. Come? Facile: il 5 settembre, giorno delle dimissioni del governo Conte, la grillina ha lasciato il ministero. Ebbene, nemmeno 24 ore dopo il marito è stato nominato aiutante di campo del segretario generale della Difesa. In tal modo, come ha dichiarato la Trenta, pur non avendo un grado abbastanza alto per avere diritto alla casa in questione, l’ha ottenuta grazie all’incarico. Ora la Difesa stabilirà se il maggiore abbia diritto a un nuovo alloggio di servizio.

Adolfo Spezzaferro

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