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Roma, 5 set – Arriva la circolare anti-furbetti per evitare abusi nelle richieste di esonero da parte dei prof che si ritengono a rischio per il coronavirus. E’ considerato “fragile” il lavoratore colpito da patologie che in caso di infezione potrebbero determinare “un esito più grave o infausto” della malattia. Non basta quindi il solo criterio dell’età per dire se un persona che sviluppa il Covid-19 rischia di più.

La circolare del ministero della Salute

In una circolare appena diffusa dal ministero alla Salute viene spiegato il sistema con cui vengono riconosciute le esenzioni dal lavoro in base allo stato di salute. Il documento, che fa una rassegna delle norme esistenti in materia, è stato stilato pensando soprattutto alla scuola (viste le centinaia di domande di esonero arrivate in questi giorni). Il ministero dell’Istruzione sta cercando di capire quanti sono i docenti che potrebbero essere dispensati perché a rischio in caso di contagio. Inizialmente i numeri che circolavano parlavano di 400 mila persone, ma questo è il totale dei prof over 55, non dei docenti con problemi di salute. Il dato (per fortuna) sarebbe quindi molto inferiore.

La maggiore fragilità dipende dalla presenza di una o più patologie

Insomma, si legge nel documento, “la maggiore fragilità nelle fasce di età più elevate della popolazione va intesa congiuntamente alla presenza di comorbilità che possono integrare una condizione di maggior rischio”. I numeri parlano chiaro, d’altronde. Nella circolare a tal proposito si fa riferimento al 96,1% di deceduti che presentava uno o più patologie: “Il 13,9% una, il 20,4% due, il 61,8% tre o più”. Le più frequenti erano “malattie cronico-degenerative a carico dell’apparato cardiovascolare, respiratorio, renale e malattie dismetaboliche”. In aggiunta “sono state riscontrate comorbilità di rilievo, quali quelle a carico del sistema immunitario e quelle oncologiche”.

Richieste di esonero devono avere la documentazione medica sulle patologie diagnosticate

Dal canto loro, i lavoratori devono poter chiedere al datore l’attivazione di misure di sorveglianza sanitaria. “Le eventuali richieste di visita dovranno essere corredate dalla documentazione medica relativa alla patologia diagnosticata“, si legge nelle linee guida. Come previsto dalle leggi sulla sicurezza del lavoro, alcuni datori devono avere la figura del medico competente, che deve occuparsi dei dipendenti. Il problema è però che non tutte le scuole lo hanno. Invece, dove non c’è il datore il lavoratore può rivolgersi all’Inail. La circolare inoltre prevede altre due possibilità: ci si può rivolgere anche “alle aziende sanitarie locali o ai dipartimenti di medicinale legale e di medicina del lavoro delle università”.

L’obiettivo è ridurre il più possibile i casi di non idoneità al lavoro

Valutate le mansioni del lavoratore, il medico “esprimerà il giudizio di idoneità fornendo, in via prioritaria, indicazioni per l’adozione di soluzioni maggiormente cautelative per la salute del lavoratore o della lavoratrice per fronteggiare il rischio di Sars-Cov-2, riservando il giudizio di non idoneità temporanea solo ai casi che non consentono soluzioni alternative“. E la visita va ripetuta periodicamente. Appare quindi evidente la volontà di aver il più alto numero possibile di personale operativo.

La richiesta di supplenti sarà comunque alta

Intanto i medici competenti stanno facendo le visite per conto delle scuole mentre allo stato attuale è davvero esiguo il numero di quanti si siano rivolti all’Inail. Stiamo parlando di non più di 300 docenti che sono andati negli ambulatori dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro. Resta da vedere se con la possibilità introdotta dalla circolare di recarsi alla Asl e all’Università gli accertamenti aumenteranno. Si stima che siano comunque alcune migliaia i lavoratori che potrebbero essere dispensati e per i quali ci sarebbe da individuare un supplente. I sindacati dal canto loro, invece, parlano di 200 mila supplenti complessivi necessari per riempire tutti i “buchi”.

Adolfo Spezzaferro

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