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Taranto, 05 set –  Gli abitanti di Taranto dovrebbero sentirsi orgogliosi. La loro città, infatti, è contesa da grandi multinazionali straniere. Prima gli indiani, poi i turchi e da un paio di mesi i cinesi cercano di mettere le mani sul capoluogo pugliese. La presenza di quest’ultimi ha allertato i servizi segreti che hanno inviato al governo e al Copasir (Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica) un dossier scottante. Vediamo meglio di cosa si tratta.

I timori del Copasir e il silenzio del governo

A rivelare il contenuto del report ci ha pensato il presidente del presidente del Copasir Raffaele Volpi. Secondo il deputato leghista: “In riferimento alla più ampia questione degli interessi di aziende cinesi ad asset strategici nazionali, il Copasir, nella sua funzione istituzionale, ha già, nella prima settimana di agosto, acquisito un documento di sintesi, da parte degli organismi di intelligence, sugli interessi espressi da compagnie cinesi verso l’area strategica di Taranto ovvero gli impianti industriali Ilva e l’affidamento della gestione del porto della città pugliese. Tale report e i conseguenti approfondimenti saranno discussi dal Comitato nella prima seduta utile”. In questa vicenda ciò che lascia tutti molto perplessi è l’atteggiamento apatico del governo. I servizi segreti sono organi di supporto dell’esecutivo. Lo stesso Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza è collocato all’interno della presidenza del Consiglio. Quindi il report su Taranto è arrivato contemporaneamente sulla scrivania di Conte e di Volpi. Giuseppi, però, ha preferito tacere. Per i maligni questa è la prova che all’interno dell’esecutivo esiste un’ala filocinese. C’è, però, un altro aspetto che non possiamo tralasciare: come mai gli stranieri sono attratti così tanto dalla città ionica? Difficile pensare che si tratti di filantropia. In realtà, indiani, turchi e cinesi hanno compreso meglio di noi italiani l’importanza di Taranto. Iniziamo dalla crisi dell’ex Ilva: l’impianto siderurgico più grande d’Europa.

L’ex Ilva abbondonata a sé stessa

L’ex Ilva, già Italsider, dal cinque novembre 2018 è ufficialmente in mano agli indiani di ArcelorMittal. L’operazione effettuata tramite la controllata AM Investco (la multinazionale asiatica detiene il 94,4% di AM Investco Italy, mentre il 5,6% è in mano a Intesa Sanpaolo). Anche in questo caso la pessima gestione di un imprenditore italiano Emilio Riva apriva le porte al commissariamento. Dopo lunghe ed estenuanti trattative l’azienda finiva nelle mani degli indiani. A Taranto in molti confidavano nei nuovi arrivati, anche perché difficilmente potevano fare peggio del predecessore. Dopo meno di due anni, invece la multinazionale indiana annuncia 3.200 licenziamenti. Le motivazioni dell’azienda vanno dalla crisi economica dovuta alla pandemia al calo di domanda che riguarda il mercato dell’acciaio. In realtà, l’India è un nostro competitor per l’acciaio. È lecito pensare che l’acquisizione del sito sia stato il bacio della morte per l’ex Ilva.

Inoltre, ArcelorMittal (come ha riportato il Corriere della Sera) non paga le rate dell’affitto dello stabilimento: 45 milioni di euro più Iva. Non solo l’azienda non salda anche i debiti con altri creditori. La patata bollente, dunque, torna nelle mani del governo. A questo punto è probabile che Palazzo Chigi troverà qualcuno (in questo caso i cinesi) a cui svendere un nostro asset importante: il maggior complesso industriale per la lavorazione dell’acciaio. Per incapacità o malafede lasciamo agli stranieri ciò che non sappiamo gestire. Così è stato anche nella vicenda che ha riguardato il porto della città ionica.

Il porto ai turchi

Taranto è la sede di uno dei porti industriali e commerciali più importanti del Mediterraneo. Nonostante questo vantaggio strategico, lo scalo ha vissuto una lunga crisi dal 2014 al 2018.

Nel 2018 per ripartire i portuali tarantini si sono dovuti affidare ai turchi di Yilport. La compagnia di Istanbul non è un’azienda qualsiasi: è il tredicesimo operatore mondiale. I nuovi arrivati, per portare a termine i loro progetti, hanno scelto degli alleati molto forti i cinesi di Cosco. La China Ocean Shipping Company, compagnia di Stato cinese attiva in logistica, trasporti e spedizioni già gestisce il porto del Pireo. Una sinergia che rappresenta una delle maglie della Via della Seta. Il report dei nostri servizi segreti arriva un po’ in ritardo visto che la liaison dangereuse iniziava nel 2019.

Bisogna anche dire che i cinesi non arrivano a Taranto, semmai tornano.  Dal 2001 fino al 2014 il porto fu gestito dalla taiwanese Evergreen che abbandonò la città lasciando a spasso 480 lavoratori. Certo non era una compagnia di stato come la Cosco, ma per noi non cambia nulla. Non sapendo gestire i nostri asset strategici diventiamo terra di conquista per tutti.

Salvatore Recupero

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