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Roma, 24 nov – La Lega cresce ancora, anche a discapito dell’alleato di governo, il Movimento 5 Stelle. Il partito del vicepremier Matteo Salvini infatti in circa otto mesi di governo ha più che raddoppiato i consensi elettorali (sempre se si votasse adesso). Il Carroccio è passato dal 17,4% delle politiche di marzo al 36,2% di oggi. Sono i numeri del sondaggio Ipsos pubblicati oggi dal Corriere della Sera.
L’esecutivo gialloverde segna un arretramento. Certo, i giudizi positivi (53%) continuano a prevalere su quelli negativi (36%), ma l’indice di gradimento diminuisce di tre punti attestandosi a 60. La stessa tendenza si registra per il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in flessione di due punti (passa da 64 a 62) e per il vicepremier (e capo politico del M5S) Luigi Di Maio (da 51 a 47), per il quale per la prima volta le valutazioni negative (46%) prevalgono su quelle positive (41%). Al contrario, l’indice di gradimento di Salvini aumenta di due punti (da 58 a 60) e si avvicina a quello del premier (il divario scende da -6 a -2).
Per quanto riguarda le intenzioni di voto, al terzo posto si piazza il Partito Democratico, al 16,8%. Seguono Forza Italia al 7,9, Fratelli d’Italia (2,6%), e +Europa (2,1%).

Se andiamo ad analizzare il trend, la Lega ha quasi raddoppiato i consensi facendosi strada in aree territoriali inedite fino a poco tempo fa e crescendo tra le donne, le persone mature o anziane (al di sopra dei 50 anni) – il bacino tipico del Pd, insomma. E’ boom di consensi anche nel mondo cattolico, in particolare tra coloro che partecipano alla messa tutte le domeniche.
Viceversa, il M5S ha perso consenso soprattutto tra le donne, tra i più giovani (in particolare tra gli studenti), tra gli elettori più istruiti (laureati e diplomati), i ceti dirigenti e i dipendenti pubblici.
Più in generale, però, la Lega non può certo cantare vittoria, infatti si registra il pericoloso aumento di indecisi e astensionisti che oggi rappresentano il 36,2%, vale a dire quasi 3,2 milioni di elettori in più rispetto alle politiche di marzo.
Quindi i numeri del Carroccio vanno misurati anche alla luce del fatto che il suo zoccolo duro tiene ma, al contempo, cresce paurosamente il partito di chi non vota.
Numeri che non confortano, se si pensa che l’appeal delle europee – che si terranno a maggio 2019 – non è certo paragonabile a quello di politiche e amministrative e che quindi l’astensionismo potrebbe crescere ancora.
Adolfo Spezzaferro



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