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Fermo, 24 nov – Ancora un episodio di violenza nel mondo del calcio. Stavolta però gli aggressori dell’arbitro sono gli immigrati e i richiedenti asilo della squadra-simbolo dell’accoglienza. E’ successo a Fermo, nelle Marche.
Al termine della partita, è scoppiato il parapiglia tra alcuni tifosi della squadra di casa, giocatori e dirigenti della squadra. Ma a farne le spese è stato l’arbitro: un diciassettenne ascolano, designato a dirigere la gara del girone G del campionato di Terza categoria tra Save the Youth Montepacini e la Real Cuprense in programma al campo del Firmum Village.
Secondo quanto riportato sul referto finito sul tavolo del giudice sportivo, alla fine della partita, gli animi si sono surriscaldati e quando il dirigente della Save the Youths Montepacini, Marco Marchetti, ha aperto il cancello per consentire ad arbitro e giocatori di rientrare negli spogliatoi, alcuni tifosi della squadra di casa, nata come progetto di inclusione sociale per gli extracomunitari, sono entrati sul terreno di gioco.
Alcuni di loro, sono venuti a contatto con i dirigenti e giocatori della squadra ospite mentre un altro “si dirigeva verso l’arbitro urlandogli contro frasi in una lingua incomprensibile e dopo averlo minacciato con un gesto inequivocabile, lo raggiungeva e quindi gli pestava violentemente il piede destro e gli sferrava due calci che lo raggiungevano al polpaccio e alla coscia destra”.
L’arbitro “per evitare ulteriori colpi – si legge sul referto – iniziava a correre inseguito dall’aggressore che veniva bloccato dal capitano della squadra ospite”.
Grazie all’intervento dei giocatori della Real Cuprense, l’arbitro è riuscito a rientrare nello spogliatoio e a mettersi in salvo, ma una volta rientrato ad Ascoli si è recato al pronto soccorso dove gli è stato riscontrato un trauma contusivo alla gamba destra con 6 giorni di prognosi.
A seguito dell’aggressione c’è stato uno scambio di accuse tra le due squadra coinvolte – chi da una parte denunciava la violenza chi dall’altro parlava di frasi razziste contro i giocatori africani. Insomma, alla fine le due squadre hanno fatto pace.
Ma fa specie che un progetto di inclusione sociale scateni razzismo e violenza. Prova provata che, complice il tifo per la propria squadra, certi esperimenti a tavolino spesso cozzano con la realtà sociale.

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3 Commenti

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