Roma, 5 mar — Per le femministe il «diritto» ad abortire è sacro, mentre quello di dichiararsi contro questa pratica va soppresso e chi non è d’accordo va silenziato: succede infatti che a Roma l’associazione Libera di abortire (sic) ha chiesto all’amministrazione di sbarazzarsi dei manifesti di Pro Vita e Famiglia affissi in occasione dell’8 marzo, Festa della donna. E il comune, sull’attenti, ha obbedito. 

Via i manifesti anti aborto: il diktat delle femministe

I manifesti incriminati erano rei di promuovere una campagna contro l’aborto in occasione della Giornata Internazionale della Donna. «Potere alle donne? Facciamole nascere», recita lo slogan stampato sulle affissioni. «Ogni anno nel mondo decine di milioni di donne vengono soppresse nel grembo materno», spiega Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita. «Solo perché e in quanto donne. Questa discriminazione strutturale rende oggi l’aborto il principale nemico dell’uguaglianza di genere».

La crociata delle abortiste

Non la pensano così le femministe, che si sono immediatamente messe a berciare contro la campagna anti aborto. «Il loro obiettivo però è sempre lo stesso», spiegano in comunicato. «Spostare indietro l’asticella del compromesso tra i diritti della donna e i diritti del cosiddetto nascituro, mentre dovremmo compiere solo passi in avanti». Si aggiungono al coro gli immancabili radicali, nella persona di Leone Berilli: «I manifesti delle associazioni antiabortiste in maniera subdola attaccano il diritto della donna all’interruzione volontaria di gravidanza». Il bello è che, pur coccolati dalle istituzioni, si permettono pure di fare le vittime: il 7 marzo l’associazione sarà accolta dal Ministro della Salute Roberto Speranza «per chiedere attenzione verso le testimonianze delle donne che continuano a subire violenze e a vedersi ostacolato l’accesso ai servizi abortivi nel nostro Paese». Del resto, ammazzare bambini nel grembo materno è più semplice che creare le condizioni sociali perché una madre possa averne.

Pro Vita annuncia battaglia

Detto, fatto, il comune annuncia che questa campagna pubblicitaria non s’ha da fare. Lo fa sapere l’assessore capitolina alle Pari Opportunità Monica Lucarelli: «Abbiamo disposto la rimozione dei cartelloni. L’esposizione pubblicitaria il cui contenuto contenga stereotipi e disparità di genere, veicoli messaggi sessisti, violenti o rappresenti la mercificazione del corpo femminile e il cui contenuto sia lesivo del rispetto delle libertà individuali, dei diritti civili e politici è vietata». Messaggio sessista e violento? Che gustosa ironia: tra le due parti non è di certo Pro Vita a fare il tifo perché i feti vengano fatti a pezzi negli uteri delle donne. L’associazione promette battaglia. «Siamo pronti a denunciare il Comune di Roma in sede penale per il reato di asportazione. Distruzione o deterioramento di stampati, se proveranno a rimuovere i nostri manifesti».

Cristina Gauri

 

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3 Commenti

  1. ….
    una ivg è moralmente giustificabile solo e soltanto in caso di stupri
    (NON in caso di sbornie fecondanti,eh? stupri veri,con violenza)
    tare gravi del feto e pericolo reale per la salute della madre.

    solo in questi casi,è giustificato…
    in qualsiasi altra situazione è un atto immondo e criminale
    che non ha giustificazione alcuna,
    e che dovrebbe essere perseguito penalmente,altro che
    diritto all’aborto.

    se non ti senti di avere figli ci pensi PRIMA…
    e questo vale ANCHE per gli uomini.

  2. Femministe… e se fossero anche complici i maschi infami che non si assumono mai le vere responsabilità ?

  3. @fabio crociato:ci sono,certo.
    ma nonostante le ragliate che sento dalle nazifemministe,sono ben pochi gli uomini che OGGI
    fecondano e poi se ne lavano le mani….
    la cultura è cambiata,e quasi tutti fanno la loro parte di padri,più o meno convintamente:
    altro discorso è di quale responsabilità si tratti:

    perchè un conto è riconoscere il figlio e assumersi la propria parte di oneri (tutti gli oneri,non solo quelli economici)
    e tutta un’altra storia è sentirsi dire:
    “sono rimasta incinta,DEVI sposarmi”….perchè
    con le leggi odierne in merito,
    quasi nessun uomo è disposto a farlo:
    sopratutto quando il figlio arriva
    tra due che stanno insieme a tempo perso,come capita quasi sempre oggi.

    ma anche ammesso che succeda che l’uomo rifiuti la sua parte di rogne….
    questo NON scarica la responsabilità della donna:
    intanto puà sempre agire per via giudiziale con l’attribuzione coatta della paternità,
    e sopratutto….
    da quando c’è la legge “madre segreta”
    OGNI donna che SCEGLIE l’aborto al posto del portare a termine la gravidanza
    e poi lasciare il figlio in ospedale…
    (tranne gli stretti casi che ho citato sopra)
    E’ UNA INFANTICIDA,punto.

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