Il Primato Nazionale mensile in edicola

Washington, 29 gen – Donald Trump getta ancora benzina sul fuoco in Medio Oriente proponendo un “accordo del secolo” su Israele e Gerusalemme che suona come una dichiarazione di guerra contro i territori palestinesi. Il presidente Usa propone la soluzione dei due Stati (ma non è vero) con Gerusalemme Est capitale della Palestina (ma non è vero neanche questo). Infatti il cosiddetto piano di pace Usa per il Medio Oriente è filo Israele su tutta la linea. In una conferenza stampa congiunta con il premier israeliano Benyamin Netanyahu, Trump afferma che “Gerusalemme resta la capitale indivisa di Israele”. Già questo la dice lunga sulla proposta “rifilata” ai palestinesi. Il capo della Casa Bianca ha annunciato che in caso di accordo tra le parti, gli Usa apriranno un’ambasciata a Gerusalemme Est. Trump inoltre ha affermato di aver inviato una lettera al presidente dell’Autorità nazionale palestinese Abu Mazen sul piano di pace Usa per il Medio Oriente, proponendo un piano di negoziati della durata di 4 anni.

Abu Mazen respinge la proposta: “Gerusalemme non è in vendita”

Gerusalemme non è in vendita, e i nostri diritti non si barattano“. Così Abu Mazen ha respinto l’offerta di Trump. Il piano Usa “è aggressivo e provocherà molta ira”, gli fa eco il portavoce di Hamas Sami Abu Zuhri secondo cui la parte del Piano che riguarda Gerusalemme “non ha senso”. “Gerusalemme – ha proseguito – sarà sempre una terra per i palestinesi. I palestinesi fronteggeranno questo Piano e Gerusalemme resterà sempre terra palestinese“.

Iran: “Il ‘tradimento del secolo’ Usa destinato al fallimento”

Il piano di Trump è “destinato al fallimento”. Così l’Iran boccia senza appello la proposta del presidente americano per una pace in Medio Oriente tra israeliani e palestinesi. “Il vergognoso piano americano imposto ai palestinesi è il tradimento del secolo ed è destinato al fallimento”, afferma il ministero degli Esteri in un comunicato. “L’unica soluzione per risolvere la crisi palestinese è un referendum tra tutti i principali residenti nei territori, in tal modo tutti questi piani viziosi sarebbero destinati a fallire”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri iraniano Abbas Mousavi. Sulla stessa linea gli alleati sciiti libanesi di Teheran, Hezbollah, secondo cui il piano Trump è “un tentativo di eliminare i diritti del popolo palestinese”. Anche il ministro degli Esteri giordano Ayman Safadi ha messo in guardia dalle “conseguenze pericolose di qualsiasi misura unilaterale possa essere adottata da Israele e dalla imposizione di fatti sul terreno come la annessione di terreni, la espansione di insediamenti nei territori palestinesi occupati, e la violazione dei luoghi santi di Gerusalemme”.

I dettagli del presunto accordo di pace

Nel dettaglio, nei piani Usa c’è il riconoscimento delle colonie israeliane nei territori come parte di Israele. Come confermato da Netanyahu in conferenza stampa a Washington. Secondo il piano, ha aggiunto, per di più i rifugiati palestinesi non avranno diritto al ritorno in Israele. Netanyahu si è detto pronto a negoziare con i palestinesi un “cammino verso un futuro Stato”, ma a condizione che questi riconoscano Israele come uno “Stato ebraico”. In sostanza Trump ai palestinesi offre soltanto una serie di “mini riserve” in Cisgiordania e la Striscia di Gaza – collegate da una combinazione di strade e tunnel – che saranno chiamate “Stato di Palestina”, senza alcuna sovranità reale. Il tutto peraltro solo se Hamas deporrà le armi e se i palestinesi rispetteranno una serie di rigide condizioni di sicurezza e di gestione amministrativa. Questo Stato, ha detto il presidente Usa, avrà come capitale Gerusalemme Est, la zona araba della città occupata da Israele nel 1967 assieme a Cisgiordania e Gaza. Un’affermazione senza fondamento, visto che – come ribadito dal premier israeliano – tutta Gerusalemme resterà la capitale indivisa dello Stato di Israele. Ad andare a vedere bene, anche la questione della capitale è un imbroglio: si tratterebbe soltanto di alcune porzioni periferiche della città orientale concesse ai palestinesi.

Le richieste dei palestinesi

Come è noto, i palestinesi chiedono che i futuri confini tra i due Stati sovrani seguano quelli che esistevano prima della Guerra dei sei giorni del 1967, con un eventuale scambio di territori. Inoltre chiedono di creare il proprio Stato in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza. Israele ovviamente – forte anche dell’endorsement Usa – non vuole un ritorno ai confini del 1967. Inoltre i palestinesi chiedono che Gerusalemme Est sia realmente la loro capitale e sia riconosciuta in quanto tale. Ma anche questa richiesta è stata respinta da Israele. Alla luce di tutto questo, appare solo una pericolosa provocazione quello che Trump con orgoglio ritiene sia un piano di pace per il Medio Oriente

Adolfo Spezzaferro

Commenta