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Roma, 29 gen – Quando il femminismo fagocita sé stesso. Funziona così: nell’ideologia che sulla carta dovrebbe liberare tutte le donne dalle maglie del patriarcato c’è sempre una madre superiora che ti bacchetta – come farebbero i nostri padri – e ti fa lo womansplaining su come e cosa dovresti pensare, altrimenti hai la “misoginia interiore”, e sei una “donna funzionale”, la serva del potere maschio. Un po’ come accade per tutti quegli immigrati che non votano Pd e finiscono rubricati sotto la dicitura di “neg*o da cortile“, o “Zio Tom“.

Levante sulla graticola

E’ successo così che la matriarca Murgia, questurina del pensiero altrui (anche perché di suo è riuscita solo a partorire l’idea di “matria” e il “fascistometro“) è andata a scandagliare le dichiarazioni di Levante, in gara a Sanremo con una canzone contro maschilismo e omofobia. Ma per la scrittrice sarda non basta. E certo: bisogna fare il pelo e contropelo alla cantante bella e giovane che vuole accostarsi ai (discutibili) temi su cui la Murgia ha creato una professione.

Il femministometro sardo

Ma le affermazioni della cantante non hanno passato la prova del femministometro murgesco “Mi batto per le donne, ma non sostengo le quote rosa: il posto va meritato, non dato per forza”. Apriti cielo: la scrittrice sarda ha così commentato in una serie di pannelli inseriti nelle sue storie di Instagram: “Questo è un buon esempio di confusione”. E poi passa alla spiegazione: “Molte donne intendono ancora le quote rosa come una pretesa che sostituisce il merito, ma il sistema patriarcale discrimina in base al genere non al merito. Le donne cresciute nei sistemi misogini non riconoscono la discriminazione finché non le toccano direttamente”.

Il merito dell’oppressione

In un altro pannello Murgia posta una foto di Levante corredandola di quello che vorrebbe essere una sintesi del pensiero della cantante: “Io ci sono perché me lo sono meritata. Quelle che sono rimaste fuori non lo meritavano abbastanza. Un fatto naturale e che non dovrebbe scandalizzare nessuno, tranne la Murgia, secondo la quale il merito deriva dalla presunta oppressione di una categoria e non dalle capacità del singolo.

La donna funzionale

“Se su 22 cantanti ci sono solo 5 donne il fatto può avere solo due spiegazioni: o le donne cantano peggio degli uomini… o qualcuno ne è convinto”, prosegue. O magari alle selezioni ha partecipato un numero di donne inferiori rispetto agli uomini? Arriva poi all’attacco del sistema patriarcale che “sottovaluta o nega in partenza la competenza delle donne”: 7 donne su 83 rettori, 4 donne su 24 membri del CSM, due sole direttrici di quotidiani in Italia. “Significa che viviamo in un paese che sottovaluta o nega il merito delle donne”, conclude. Non sarà invece che le donne nell’anno 2020 hanno le stesse possibilità di farsi una carriera di un uomo, ma semplicemente a molte non interessa? E poi arriva la supercazzola piagnucolosa che vorrebbe inchiodare Levante: “Se vuoi far reggere un sistema misogino in eterno infila una donna in ogni selezione. Sarà lei a difendere il sistema dicendo alle altre, io ci sono e sono brava, forse quindi siete voi che non ci avete provato abbastanza”. E conclude: “Oggi cara Levante, quella donna funzionale sei stata tu”.

Cristina Gauri

4 Commenti

  1. Sostanzialmente, pari condizioni di partenza e pari condizioni di arrivo! Murgia aberrante come i pomi tutti uguali al supermercato… (non è nemmeno il caso di attaccare quelli di parte avversa, visto la “caratura”, meglio caricatura, del soggetto).

  2. Già il fantomatico sistema patriarcale che vede il 98% degli uomini morire sul lavoro – giacché, sono loro a svolgere i lavori pericolosi e a crepare sul posto di lavoro. Il sistema patriarcale nel quale nonostante la premorienza maschile, l’uomo va in pensione dopo la donna, la quale vive di media 5-8 anni di più. Il sistema patriarcale nel quale – dati ONU – quasi l’80% delle vittime per omicidio nel mondo sono uomini – alla faccia del femminicidio. A proposito del quale, per gonfiare smisuratamente le cifre si manipolano vergognosamente i dati infilandoci dentro di tutto: dalle morti femminili a seguito di rapina; dall’uccisione di donne per mano di altre donne; dall’uccisione di donne per mano di figli con problemi psichici; dall’omicidio-suicidio eutanasico; o persino la morte per incidente stradale. Chiaro, poi se intendiamo il termine femminicidio come l’uccisione di una donna per qualsivoglia motivo ad opera di chiunque allora la cifra sale – in quel caso, però, come detto, le vittime per omicidio tra gli uomini sono decisamente superiori. Nel 2010 i femminicidi propriamente detti sono stati 32; nel 2019 43. Dove sarebbe l’emergenza? Non esiste! In realtà, in ballo c’è altro; o meglio, il solito: il potere e il denaro da destinare ai centri che si occupano della cosiddetta violenza di genere. Più grande è l’emergenza, maggiori saranno i finanziamenti statali.
    Ste cazzo di femministe: vivono in una civiltà interamente costruita dalla genialità e dal sacrificio degli uomini e stanno pure a rompere i coglioni. Ma vaffanculo! Censura oppure no? Vediamo…

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