Parma, 9 lug – Violenze, minacce e riti voodoo per ridurre giovani nigeriane terrorizzate all’obbedienza e sfruttarle nel mercato della prostituzione. E’ iniziata alle prime ore del giorno l’operazione Hope and Destiny – condotta dai poliziotti della squadra mobile di Parma e aiutati da quelli di Bologna, Reggio Emilia e Verona – che ha portato all’incarcerazione di 9 nigeriani accusati di far parte di due distinte associazioni a delinquere finalizzate al traffico di esseri umani dalla Nigeria.  

Propaggine della mafia nigeriana

L’indagine ha consentito di scoperchiare l’ennesimo vaso di Pandora fatto di abusi, violenze, ricatti, uso di rituali come metodo di coercizione, di cui da sempre è costituita questa propaggine dei business legato alla mafia nigeriana: la tratta delle donne nigeriane da immettere nel mondo della prostituzione da strada. Così gli spietati aguzzini ai vertici dell’organizzazione utilizzavano le percosse fisiche, le minacce di ritorsioni sui propri familiari rimasti in patria e l’utilizzo dei riti voodoo per costringere le loro vittime e prigioniere a versare i compensi delle loro prestazioni sessuali agli sfruttatori. Secondo i dati raccolti dall’Istituto Internazionale delle Nazioni Unite per la Ricerca sul Crimine e la Giustizia (Unicri), in Italia nel 2013 sono state costrette a prostituirsi 15.000 donne nigeriane. Di queste, 1.500 erano minorenni. Ogni anno ne arrivano altre 300, per via aerea o marittima. Secondo quanto accertato dalle indagini, le “maman” a cui vengono consegnate le schiave le convincono di avere contratto debiti pesantissimi, anche di 70.000 euro, per pagarsi il viaggio verso l’Italia.

Il rituali juju

I nigeriani arrestati mantenevano le ragazze nel terrore sottoponendole a rituali juju, una forma di stregoneria praticata in alcune regioni dell’Africa; in queste cerimonie vengono utilizzati amuleti, vestiti, ma anche il sangue mestruale, i capelli e le unghie delle vittime da mantenere “sotto incantesimo”, che erano obbligate giurare la propria obbedienza alla “maman”, promettendo di ripagare il debito coi trafficanti. Se non rispetteranno la promessa, lo sciamano minaccia di mandare uno spirito a punirle o a ucciderle. A sigillo del giuramento viene ucciso un gallo, e le donne sono costrette a ingerirne il cuore.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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