Il Primato Nazionale mensile in edicola

Bari, 9 lug – Francesco Bellomo, l’ex giudice del Consiglio di Stato che imponeva minigonne e dress code alle sue borsiste, è agli arresti domiciliari. Bellomo è accusato di maltrattamento nei confronti di quattro donne, tre borsiste e una ricercatrice, ed estorsione aggravata ai danni di un’altra corsista della Scuola di formazione giuridica avanzata di Bari, di cui era docente e direttore scientifico. L’ex magistrato è anche indagato per i reati di calunnia e minaccia ai danni di Giuseppe Conte. L’accusa risale al settembre 2017, quando il premier era vicepresidente del Consiglio di Presidenza della giustizia amministrativa (Cpga) e presidente della commissione disciplinare chiamata a pronunciarsi sull’ex giudice.

Gli obblighi e divieti per le borsiste

Secondo gli inquirenti, l’ex giudice barese, abusando dell’autorità che gli derivava dal ruolo di docente svolto nei corsi e dell’autorevolezza e del prestigio della sua funzione di magistrato amministrativo del Consiglio di Stato, nonché utilizzando l’artificio delle borse di studio offerte dalla società per selezionare ed avvicinare le allieve nei confronti delle quali nutriva interesse (anche al fine di esercitare nei loro confronti un potere di controllo personale e sessuale), avrebbe imposto una serie di obblighi e di divieti, tra cui il divieto di “contrarre matrimonio a pena di decadenza automatica dalla borsa“, la “fedeltà nei confronti del direttore scientifico” e “l’obbligo di segretezza sul contenuto delle comunicazioni intercorse”, il divieto di avviare o mantenere relazioni intime con persone che non raggiungessero un determinato punteggio, attribuito secondo l’insindacabile giudizio dello stesso Bellomo.

Il “test del fidanzato sfigato”

A selezionare le donne tramite colloquio, sottoponendole al “test del fidanzato sfigato” sarebbe stato l’ex pm di Rovigo Davide Nalin, coordinatore delle borsiste e incaricato peraltro di vigilare sul rispetto degli “obblighi contrattuali”, svolgere istruttorie in caso di violazioni e proporre sanzioni. La presunta estorsione, infine, sarebbe stata commessa nei confronti di un’altra corsista, costretta a rinunciare ad un lavoro da copresentatrice in una emittente televisiva “in quanto incompatibile con l’immagine di aspirante magistrato” e “minacciando di revocarle la borsa di studio“.

L’accusa di calunnia nei confronti di Conte

Bellomo è accusato anche di calunnia nei confronti dell’attuale presidente del Consiglio, all’epoca dei fatti vicepresidente del Cpga e di Concetta Plantamura, componente dello stesso organismo. Con un atto di citazione, Bellomo chiedeva al Tribunale di Bari di condannarli al risarcimento dei danni, accusando falsamente gli stessi, secondo gli inquirenti, di esercitare in modo strumentale (e illegale) il potere disciplinare e di aver deliberatamente e sistematicamente svolto un’attività di oppressione mossi da un palese intento persecutorio.

Ludovica Colli

2 Commenti

Commenta