Roma, 26 gen – C’è poco da girarci intorno: il clima, in Italia, si è fatto pesante. Anzi, pesantissimo. Basta ascoltare Sileri, cioè il sottosegretario alla Salute in persona, che dice «renderemo la vita difficile ai non vaccinati». Ed è contro questa atmosfera ormai irrespirabile che si scaglia Maria Rita Gismondo, direttrice del laboratorio di Microbiologia clinica, virologia e bioemergenze dell’Ospedale Sacco di Milano. In un’intervista su Panorama, infatti, la virologa ha sparato numerose bordate. E ne ha davvero per tutti. A cominciare dal ministro della Salute: «Speranza ha consigliato misure ridicole e inadeguate, dalla scuola ai trasporti», accusa la Gismondo. «Ma soprattutto – prosegue – è responsabile almeno della metà dei contagi».

La bordata della Gismondo a Speranza

Come mai, secondo la Gismondo, la metà dei contagi sarebbe colpa di Speranza? «Perché ha dato indicazioni fuorvianti sui vaccini. E non ha neppure rettificato le sbalorditive parole del premier, Mario Draghi», quelle sul green pass che impedirebbe i contagi. Una frase che, per la virologa del Sacco, ha finito per acuire un deleterio senso di sicurezza». In sostanza, spiega la Gismondo, alcuni errori del governo «restano incomprensibili. A partire da “tachipirina e vigile attesa”. Posso capire all’inizio. Ma il protocollo, totalmente inadeguato, viene confermato il 26 aprile 2021: quando già l’Istituto Mario Negri ha presentato uno studio sulle cure domiciliari, azzerando praticamente i ricoveri». E qui, sulla questione dei presunti esperti, la domanda non può che essere retorica: «Ma c’è un Cts? Ha mai letto una pubblicazione? Non a caso, Lancet l’ha definito il peggiore d’Europa. Nato per combattere una malattia da virus, non ha nemmeno un virologo».

L’assurdità del green pass

Insomma, alla Gismondo non è piaciuto proprio il modo di fare di Speranza e le sue «indicazioni fuorvianti sui vaccini». Ma fa anche un po’ di autocritica: «Abbiamo sbagliato tutti nell’emergenza. Certo, alcune cantonate restano inaccettabili», come ad esempio il green pass: «Io sono stata sempre contraria. Piuttosto, il governo doveva avere il coraggio di imporre l’obbligo». Ma, obbligo o no, «non si può andare avanti così: a vaccino e cappuccino». Tra l’altro, spiega la virologa, «per conoscere gli effetti a lungo termine di qualsiasi farmaco, bisogna osservarlo per 10 o 15 anni. Questo dice la scienza. E ricordarlo non vuol dire essere no vax. D’altronde, pure la copertura doveva durare un anno, ora s’è scoperto che crolla dopo tre mesi. E il governo, a ruota, ad accorciare la durata dell’inutile green pass».

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Il fanatismo dei tele-virologi  

In tutto questo, quindi, l’accanimento dei vaccinisti (su tutti i tele-virologi) contro i dubbiosi e i timorosi non ha alcun senso: «Io ho sempre cercato il dialogo. C’è invece chi, vedi Burioni, dice che dovrebbero stare chiusi in casa come sorci. Altri aggiungono che non meritano di essere salvati. Frasi gravissime, contro ogni deontologia professionale». Anche perché, a ben vedere, «è stato il fanatismo a generare tanti timori e perplessità». Timori alimentati anche da una comunicazione incentrata sul bollettino dei contagi, la cui utilità rasenta lo zero: «Tutti chiusi a casa ad aspettare il bollettino farlocco, che enfatizzava i contagi piuttosto che i ricoveri. Critica che ho fatto subito». D’altra parte, prosegue la Gismondo, «ognuno interpreta i dati in base al proprio carattere. Un’ottimista patologica come me vede sempre spiragli di positività, gli altri no. L’enfasi catastrofista ha creato un danno psicologico, sociale ed economico assolutamente paragonabile a quello della pandemia».

Elena Sempione

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