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Emergenza Pm10, serve davvero il blocco del traffico?

by Paolo Mauri
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Pm10Milano, 28 dic – Blocco totale della circolazione, targhe alterne, abbassamento della temperatura del riscaldamento. Questi sono i rimedi presi per far fronte all’emergenza inquinamento dato dalle polveri sottili (Pm10 e Pm2,5) in numerose aree d’Italia.

Ma al di là dei toni catastrofici che ci vengono propinati dai media, quanto è davvero efficace il blocco del traffico e soprattutto la situazione di questi anni è davvero insostenibile come ci vogliono far credere?
Analizziamo la situazione della conca padana, dove a causa della conformazione geografica e del clima il problema è sentito con maggior frequenza rispetto ad altre zone.

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La media del Pm10 dal 1977 al 2005 (Fonte Arpa Lombardia)

Innanzitutto il valore medio annuale della concentrazione del Pm10 è di 38µg/m3 ma il problema è il numero di giorni consecutivi in cui si è oltrepassato il livello di guardia di 50µg/m3.
Per ben 17 giorni consecutivi le centraline di rilevamento hanno segnato valori compresi da un minimo di 50 sino ad un massimo di 93µg/m3.
Il fenomeno si spiega a causa delle particolari condizioni atmosferiche e climatiche presenti nella Pianura Padana: il massimo di pressione stabilizzatosi sulle nostre latitudini ha bloccato la circolazione dei venti racchiudendo le depressioni atlantiche ed artiche alle latitudini del nord Europa, provocando quindi una stagnazione ed una stratificazione termica dell’atmosfera che ha inibito ogni circolazione convettiva tra gli strati bassi ed alti dell’atmosfera: fenomeno identificabile con l’inversione termica che caratterizza il clima delle nostre regioni settentrionali.

SO2 Pm 10

La media delle concentrazione di biossido di zolfo dal 1970 a oggi

SO2 Pm10

La media delle concentrazioni di biossido di zolfo dal 1990 al 2008 (Fonte comune di Crema)

Difatti si possono osservare temperature più elevate in quota rispetto a quelle al piano, con un differenza anche di parecchi gradi. Questo particolare fenomeno, unito all’assenza di precipitazioni che si protrae da quasi 60 giorni, ha provocato l’abbassamento della qualità dell’aria che stiamo affrontando in questo fine 2015.

Ma davvero l’aria è così irrespirabile rispetto agli anni passati? Dai dati in nostro possesso parrebbe il contrario. Se confrontiamo le medie mensili della concetrazione del Pm10 a Milano dal 1977 sino al 2005 possiamo notare il forte decremento rappresentato dalla curva: si passa dai 175µg/m3 del gennaio ’77 sino ai 35 del gennaio 2005.
Interessante è anche notare come la concentrazione di altri inquinanti, come il biossido di zolfo, dato principalmente dalla combustione dei carburanti per autotrazione, sia praticamente crollata dal 1970 a oggi: si passa infatti dai quasi 400µg/m3 ai 5 del 2013.

Questo si spiega principalmente con due fattori: il primo è la graduale scomparsa dell’industria pesante, vera fabbrica di inquinanti per l’area padana, il secondo dal radicale mutamento del parco auto grazie alle politiche di divieto di circolazione per i mezzi più inquinanti (euro 0, 1, ecc). Possiamo infatti notare, come da grafico sugli inventari delle emissioni, come la maggior parte del Pm10 e del biossido di zolfo sia generata dalla combustione non industriale (leggasi riscaldamento) e dalla produzione di energia (seppur in quantità irrisoria per quanto riguarda il Pm10).

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I contributi degli inquinanti per origine

Dallo stesso grafico si evince il forte contributo dato dagli autotrasporti all’inquinamento da monossido d’azoto, ma questo deriva pricipalmente dall’utilizzo di marmitte catalitiche. In questa particolare voce c’è poi da considerare un fatto spesso sottovalutato dai media: nella voce autotrasporti è sì compreso quello privato, ma anche quello pubblico e commerciale, che rappresenta il vero problema per l’inquinamento dato che il parco mezzi, oltre a essere spesso antiquato, è alimentato a diesel, carburante che inquina molto di più rispetto alla benzina (vedere grafico).

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Il confronto degli inquinanti prodotti da gasolio e benzina

Il vero problema quindi appare di altro tipo da quello che ci vogliono far credere. Si tratta di un problema strutturale che riguarda principalmente due fattori: il riscaldamento e la tipologia di mezzi atti al trasporto pubblico di persone e merci.
Una campagna seria di “rottamazione” delle vecchie caldaie a gasolio o olio combustibile unita ad una moderazione delle temperature di uffici, ospedali, scuole e altre strutture pubbliche e private sicuramente contribuirebbe da sola ad abbattere una notevole percentuale delle emissioni inquinanti.
Secondariamente occore ripensare alle modalità di trasporto delle merci: se è impossibile pensare che la piccola distribuzione si possa affidare ad un tipo diverso di combustibile, è ragionevole invece cercare di implementare il trasporto su rotaia per la grande distribuzione. Al giorno d’oggi l’Italia è uno dei paesi europei che ancora fa molto affidamento al trasporto su gomma rispetto ad altri mezzi e questo ovviamente contribuisce a peggiorare la qualità dell’aria (e le finanze); inoltre a livello locale è necessario che ogni amministrazione si faccia carico di rinnovare il parco mezzi pubblici: si vedono troppo pochi autobus alimentati a biocarburante per le nostre strade (sebbene riteniamo che l’uso del biocarburante sia solo una soluzione transitoria), e spesso e volentieri i mezzi sono vecchi e oggetto di cattiva manutenzione. Inoltre sarebbe auspicabile migliorare la rete di trasporti a impatto minimo o zero, come metropolitane o altri mezzi pubblici elettrici, non solo a livello urbano, ma soprattutto aumentando i collegamenti con l’hinterland delle grandi città in modo da poter dare al pendolare una scelta conveniente e “verde” per potersi muovere.

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La tendenza della concentrazione di Pm10 in Europa

E in Europa?
L‘Italia in questo caso non è messa così male rispetto alle altre nazioni Europee, l’inquinamento da polveri sottili è calato di più del 30% nel decennio 1990/2000, fattore che ci pone ai primi posti della classifica come decremento: meglio di noi hanno fatto Germania, Regno Unito e Danimarca ma peggio di noi hanno fatto Francia, Belgio, Spagna; fanalini di coda, con anzi una tendenza all’aumento del particolato fine, sono Grecia e Portogallo.
Insomma la questione non è solo legata al traffico veicolare privato, anzi, da quello che ne risulta analizzando i dati sembra lo sia solo in minima parte, piuttosto parrebbe legata al riscaldamento e al traffico commerciale e pubblico, resta comunque vero l’aumento statistico di particolari patologie respiratorie negli ultimi decenni con una particolare incidenza nelle grandi città ed aree urbane,  ma la sua correlazione con la concentrazione del Pm10, che lo ricordiamo è andata costantemente diminuendo negli ultimi 40 anni, sembra a prima vista venire meno.

Paolo Mauri

 

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