New York, 13 nov – Chiara Ferragni è (nostro malgrado) la più famosa italiana al mondo al momento. Adesso si trova negli Stati Uniti, dove l’influencer presenta il film sulla sua vita, Chiara Ferragni Unposted, che sarà disponibile sulla piattaforma Amazon Prime Video.

“Discriminata come donna e madre”

In un’intervista a Sky Tg 24 la moglie del rapper Fedez racconta di come “avere un documentario è un sogno, sapevo che avrebbe potuto essere “ispirazionale” per molte persone”. Poi passa a quel femminismo blando che però, come la Ferragni ben sa, si intona con tutto: “Da donna c’è questo senso di colpa con cui confrontarsi perché dedichi tanto tempo alla famiglia ma anche al lavoro e a realizzare i tuoi sogni. A mio marito Fedez nessuno dice “perché lavori e non passi il tempo con tuo figlio”, a me questa critica viene posta quotidianamente”. Non dimentichiamo che la Ferragni venne definita dal Financial Times come “l’anti Salvini”.

Emergenza “haters”

Lei e il marito furono definiti “palloni gonfiati” da un ex concorrente del Grande Fratello. Ne nacque una querela da parte dei Ferragnez che, però, si è risolta con l’archiviazione. E quindi adesso la Ferragni si sente più che mai una martire degli haters sui social network e parla di come abbia saputo arginare questa piaga nella sua vita manco avesse sconfitto il virus Ebola:  “Se mi fossi abbattuta per i tanti commenti degli hater non avrei fatto nulla”. E poi si dice favorevole a una vera e propria schedatura degli utenti sui social, con tanto di documenti di di identità: “Fornire i propri dati sicuramente potrebbe essere una delle soluzioni contro gli haters, perché naturalmente il fatto che sei facilmente raggiungibile ed è facile capire chi tu sia rende le persone molto meno vogliose di cospargere gli altri di odio, penso. Quella potrebbe essere una buona soluzione. Al tempo stesso penso sia molto importante dire a tutte le persone che usano i social che il fenomeno degli hater purtroppo c’è e ci sarà sempre. Speriamo che diminuisca in quantità, però un pochino ci sarà sempre qualcuno che vuole scrivere un commento maligno. La cosa più importante è veramente vivere come se questi commenti non esistessero perché purtroppo è un fenomeno che sarà sempre presente nelle nostre vite e dare valore a queste persone è proprio dar loro ragione, quindi l’idea è proprio che se loro non esistono nella tua mente, non esistono proprio nella tua vita, non farci mai abbattere dagli hater perché io veramente sono la prima testimone di questa cosa. Se mi fossi abbattuta per i commenti, tanti commenti di hater che ricevevo all’inizio della mia carriera, mi sarei scoraggiata e non avrei fatto niente di quello che poi ho fatto in questi anni”: ovvero vivere ed essere criticata per la propria immagine. Quando si spiattella sui social network dal primo biscotto alla mattina all’ultimo selfie (perfettamente truccata) prima di andare a letto, cosa si pretende? Di ricevere solo applausi e confetti “virtuali”?

“Italiani troppo esterofili”

La Ferragni dopo l’esordio col suo blog The Blonde salad si è presto trasferita in America a far fortuna, tanto che tutt’ora fa la spola tra Milano e gli Usa. Ma non perde tempo ad accusare noi (cioè gli altri italiani, quelli rimasti a farci le foto con i vestiti di Piazza Italia al bar sotto casa) di essere troppo “esterofili”: “Noi italiani abbiamo tante idee, ma ci manca fiducia nel nostro Paese. Siamo troppo esterofili e poco fieri dei nostri connazionali. È ancora difficile creare un’azienda, io sono un po’ un’eccezione. In generale non è un Paese che aiuta i giovani, purtroppo”. Auguriamo alla signora Ferragni la maggior fortuna possibile perché nel suo mare di cloni il “mestiere” di influencer si evolverà così tanto da non lasciare tracce.

Ilaria Paoletti

2 Commenti

  1. Un’osservazione generale (dunque senza alcunchè di specifico riguardo i fatti che concernono la persona di cui nell’articolo: che non conosco e che a prima vista mi pare comunque piacevole, a quel che vedo e leggo). Chi presenzia in un social, deve già essere conscio di poter andare incontro alla qualunque: come minimo le critiche, come massimo le “minacce”. E questo vale per politici, gente dello spettacolo e persone normali.
    In passato, prima che si diventasse tutti degli smidollati (e prima che internet diventasse un merdaio dove qualsiasi idiota entra e dà sfoggio della sua pochezza e maleducazione…), ci si difendeva bannando. Rompi i cogli0ni? Bene: ti banno e via. Tolto l’imbarazzo e il fastidio. Del resto, le tue erano solo parole scritte: fastidiose sulle prime, ma poi si dimenticano insieme al bannato. Invece, nei casi in cui le aggressioni erano gravi, ci si difendeva querelando e denunziando: e questo valeva sia per le diffamazioni che per i casi più gravi come minacce di morte (che poi, tra il dire e il fare… Di solito chi ha intenzioni gravi non va ad anticipartelo su internet… A meno che non sia un mitomane idiota: e ce ne sono stati… Ma quello è proprio l’effetto del cazzeggiare su internet notte e giorno, soprattutto se poi sei pure un deficiente senza cultura…). Ci sono già delle leggi apposite, da mò: si applichino quelle. Mi offendi? Bene: tot anni di galera e multa. Mi minacci? Bene: tot anni di galera e multa. E vediamo se lo fai ancora, tu come qualche altro. Facciamo lavorare forze dell’ordine e magistrati, non i legislatori (che se tanto dà tanto, sono ormai capaci soltanto di fare leggi del c4zzo…).
    Schedare la gente (ma de che: la polizia postale sa già chi sono…) o provare a censurare internet per “arginare l’odio”, è non solo come provare a svuotare il mare con il cucchiaino (la mamam dei cogli0ni è sempre incinta…), ma anche il primo passo verso la censura in ogni altro ambito: e si fa un favore proprio a quei politicanti corrotti e collusi, che con la scusa degli “attacchi personali d’odio” (ma andate a fanculo… Meritereste ben altro, altro che il solo “odio” e altre frasi da bambinaie!) provano a zittire chi reclama nei confronti delle malefatte che essi vorrebbero far passare impunite e senza commento. Piuttosto, servirebbe anzi che lo stato aprisse a una formazione scolastica sull’uso dei social e di internet in genere, per formare e informare prima ancora che punire un potenziale deficiente… E’ l’ignoranza, il problema…

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