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Roma, 29 mag – Uno scontro tra “titani” dell’antirazzismo quello tra Chef Rubio e il “blastatore della gente” Enrico Mentana. Questa volta il motivo del contendere è la morte di George Floyd, afroamericano, per mano della polizia Usa a Minneapolis e l’uso corretto della terminologia per definire il movente della sua morte

Mentana “pizzica” Rubio

Appena uscita la notizia, Chef Rubio ha riversato nel web tutta la mole di qualunquismo antifa e luoghi comuni mutuati dai dischi hip hop che è possibile condividere. Parola regina del suo vocabolario, ovviamente, è “razzismo”. E qui casca l’asino: Mentana su Instagram ha ripreso uno dei numerosi tweet dell’Unto Chef correggendo la parola razzismo in “interetnico” ovvero, “che riguarda due o più gruppi etnici diversi”.

Rubio vede rosso

Rubio, che già quando vede Mentana si imbufalisce (secondo lui il direttore del Tg di La7 è colpevole di sostenere – più o meno dichiaratamente – Israele, e ora che il cuoco ha il pallino fisso dell’antisionismo è diventato uno dei suoi nemici giurati), ha replicato che, invece, l’omicidio di Floyd è razzismo a tutto tondo. Insomma, una questione di lana caprina che fa decisamente ridere, ma che ha comunque alzato i toni – rigorosamente social: “Ma poi caro #TonyMentana, so du’ vorte che me stuzzichi e du’ vorte che t’azzitto, accanna che non so un webete ( Hahaah ancora rido ). Ma poi perché te rivolgi a me sempre in terza persona? Ah, ricerchi la òla dei tifosi. Me poi pure risponne, mica me te magno #savethedialect”. Questo il tweet – condito dalle classiche e forzatissime “romanature” di Chef Rubio – che cerca la “lite” con Mentana.

Mentana non replica, lui va avanti

“Comunque non è difficile scrivere la parola razzismo” continua Rubio provocando il direttore muscolarmente “bene, ci vediamo alla prossima puntata in cui proveremo a scrivere la parola Palestina, con la quale avete ancora tanti problemi”. Nessuna risposta da Mentana. “Mentà, quello sulla destra è interetnico? Me sa de no” continua Rubio postando la foto di un soldato israeliano che assume una posizione simile a quella usata su Floyd ma su un palestinese “l’odio interetnico presume che ci sia una reciprocità, mentre qui una parte esercita e l’altra subisce. Credo che anche nel caso dell’occupante illegale israeliano col ginocchio sul nativo palestinese, si tratti di razzismo”.

Bassi livelli e detentori di verità

Un appunto condivisibile quello di Rubio, che però vede il cerchiobottismo di Mentana solo quando gli pare e sugli argomenti che più colpiscono il suo “fumantino” ideologismo qualunquista. Mentana ha continuato ad ignorarlo. Nonostante questo, Rubio si lamenta del “basso” livello della discussione. “La cosa che mi infastidisce di più di questo Paese di arroganti spocchiosi” scrive Rubio “è che pensano più ad aumentare le interazioni delle proprie pagine per compensare i problemi di ego piuttosto che a costruire dibattiti utili“. Che poi, è esattamente ciò che fa lui, che da personaggio televisivo si è trasmutato in un account berciante di Twitter. Rubio, il cuoco da marciapiede che si ritene detentore di verità scomode, è quello che qualche giorno fa condivideva la notizia dei manifestanti dei centri sociali di Napoli bloccati dalla Polizia, scrivendo che invece le Mascherine tricolori (o i  “fascisti”, come li chiama lui) non vengono mai puniti – quando sappiamo bene che fine ha fatto l’ultima manifestazione non autorizzata delle Mascherine. Su una cosa, quindi, dobbiamo dargli ragione: il livello della controversia è veramente basso. Ma se la discussione “viene” dal basso, in basso rimarrà.

Ilaria Paoletti

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