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Roma, 20 nov – Enrico Ruggeri ci ha da sempre regalato opinioni fuori dal coro e non per mera provocazione (lui che è stato “punk prima di noi” non ne ha bisogno): quelle del cantautore milanese infatti sono sempre riflessioni originali e ponderate. In un’intervista a La Verità il Rouge ci ha dato anche un punto di vista alternativo alla vulgata vigente anche sul coronavirus.

Ruggeri: “Società ha barattato la libertà”

Ruggeri, infatti, prima di tutto se la prende con “una società che ha barattato la libertà con un’idea rassicurante e confortevole di salute”. “Mi sono chiesto se non potevamo prepararci un po’ meglio, a livello di sanità, se non nella prima ondata, almeno nella seconda, visto che avevamo sperimentato la precedente”, dice Ruggeri. Invece a parer suo, si è preferita “la logica di controllo imposta dal Palazzo di pasoliniana memoria a livello globale”. E sostiene che manterrebbe le stesse opinioni anche se si trovasse in gravi problemi di salute per colpa del  Covid: “Mi ostino a ragionare con la mia testa, non seguendo la corrente. Non ho mai voluto omologarmi e essere omologato”. Per lui, infatti, tutto ciò che è connesso all’emergenza Covid “non si risolve ritraendoci in casa, davanti al pc”.

Ruggeri: “Sentivi Bowie? Allora eri di destra”

Ruggeri nell’intervista racconta anche di quando i compagni se la prendevano con lui additandolo come di “destra”: “Io venni minacciato perché avevo i dischi di David Bowie, e ho detto tutto. Il dandismo, mischiato all’ambiguità sessuale, non piaceva alla sinistra militante, più sessuofoba e omofoba di quanto sia stata la destra negli anni successivi”, altro insomma che la sessualità fluida di cui ora i paladini della sinistra parlano tanto. Ruggeri infine ricorda pure di quando le femministe all’inizio lo odiavano (si proprio lui che ha scritto Quello che lel donne non dicono): “Volevano tirarmi giù dal palco perché secondo loro il mio modo di aggrapparmi all’asta del microfono costituiva una manifestazione fallocratica”.

Ilaria Paoletti

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