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Roma, 20 nov – Una notizia che sembrava essere scomparsa dall’orizzonte delle news e che invece torna prepotentemente di attualità: le indagini a carico del figlio di Beppe Grillo, Ciro Grillo, accusato, lui assieme a tre amici, di presunta violenza sessuale di gruppo ai danni di una ragazza di diciannove anni. La Procura ha concluso le indagini e trasmesso gli atti al Gup di Tempio Pausania, il quale a breve –  non oltre le due settimane – dovrà decidere se rinviare a giudizio il giovane oppure archiviare le accuse.

Quello strano silenzio

Di certo, si può rilevare la prudenza, ai limiti della impalpabilità, con cui mass media e opinione pubblica hanno trattato la vicenda – soprattutto se si considerano analoghe accuse formulate, nel corso degli anni, a carico di altre persone, famose o meno famose: niente strepitare di femministe, niente facili sociologismi da parte di opinionisti, il silenzio più totale, tanto che si era anche adombrato il sospetto che dietro la spinosa vicenda – e soprattutto dietro i guanti bianchi dimostrati dai media nei confronti dell’accusato – si celassero interessi politici.

La vicenda

I fatti risalgono all’estate del 2019; il figlio di Grillo trascorre le vacanze in Sardegna assieme ai suoi amici, e qui conosce la studentessa diciannovenne di Milano. Dopo una serata al Billionaire, i quattro ragazzi avrebbero invitato due ragazze conosciute nel noto locale a proseguire la serata nella villa sarda del comico ligure: una volta qui, una delle due ragazze si sarebbe addormentata, mentre su quanto sarebbe poi avvenuto le ricostruzioni dei giovani e della ragazza rimasta sveglia divergono.

Versioni discordanti

La ragazza avrebbe rifiutato le avance e la richiesta di un rapporto sessuale con uno dei quattro e a questo punto i giovani avrebbero abusato a turno della giovane. Secondo i giovani il sesso di gruppo, ammesso, sarebbe stato pienamente consensuale, tanto che la giovane avrebbe poi accompagnato ad acquistare le sigarette due dei giovani.

Le indagini

Le indagini, secondo quanto riportato dal quotidiano La Repubblica sono durate ben 16 mesi, coordinate dal Procuratore Gregorio Capasso, al cui esito è stata formulata la richiesta di rinvio a giudizio. Sempre stando a La Repubblica, la presunta vittima sarebbe stata ancora di recente audita dagli inquirenti, al fine di tentare di chiarire alcuni spazi rimasti in ombra: è certo che la vicenda oltre che delicata e spinosa presenti profili di ricostruzione non agevoli, come sempre quando si disquisice del sottile confine che separa consensualità da violenza. Chiuse le indagini, e dopo le notifiche di rito, tutti gli atti raccolti dalla Procura sono stati messi a disposizione della difesa: si tratta di documenti, fotografie, immagini, trascrizioni, il tutto derivante da un incessante e meticoloso lavoro tecnologico portato avanti sui telefono di vittima e presunti carnefici.

Cristina Gauri

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1 commento

  1. effettivamente l’assoluto silenzio stampa su questa storia è parecchio strano dal momento che ogni vicenda legata all’opposizione ed i loro famigliari viene radiografata .

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