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Roma, 11 feb – Il femminismo anti patriarcato colpisce ancora. Sembra oramai una barzelletta ma ogni volta che un film o una serie vengono prodotti e scritti con il preciso ed esplicito obiettivo di “combattere il patriarcato” – in nome di un femminismo d’accatto che poco ha a che fare con battaglie sociali ma più con sguaiato e antiestetico odio di genere – il fallimento al botteghino è praticamente assicurato. Abbiamo già visto i ridicoli quanto terribili casi di Terminator Dark Fate, o delle Charlie’s Angels della monoespressiva Kristen Stewart o peggio del Ghostbusters al femminile, tutti film oggettivamente orribili quando non imbarazzanti il cui fallimento ovviamente è stato imputato alla mascolinità tossica del pubblico ignorante.

L’ossessione per l’emancipazione dal patriarcato

Stavolta è toccato a Birds of Prey, il nuovo cinecomic della DC che racconta le gesta di quattro anti eroine alle prese con il criminale sadico maschilista Roman Sionis, meglio noto come Maschera Nera. Il titolo deriva dalla nota testata fumettistica che racconta le gesta del trio supereroistico al femminile Batgirl-Black Canary-Cacciatrice, a cui si aggiungono man mano diverse eroine o ex criminali donne come Hawkgirl, Katana, Catwoman o la nuova Batgirl quando la vecchia diventa Oracolo in seguito alla gambizzazione subita dal Joker. Nel film invece il gruppo al femminile è capeggiato da Harley Quinn, l’ex donna del Joker interpretata dalla fantastica Margot Robbie, che aveva fatto faville nel ruolo già in Suicide Squad, film diretto nel 2016 da David Ayer in cui l’unica cosa positiva di un polpettone scritto malissimo, era stata proprio la prova della bellissima e bravissima attrice australiana.

A farle da spalla l’ex poliziotta di origini latinoamericane Renee Monotya, la vigilante Helena Bertinelli che agisce sotto la maschera della Cacciatrice, una cantante burlesque di nome Dinah Lance, nota come Black Canary e una ladruncola asiatica di nome Cassandra Cain. Lo sgangherato gruppo deve affrontare lo spietato boss sadico e narcisista di nome Roman Sionis, interpretato da Ewan McGregor. Tralasciando il black washing della biondissima Dinah Lance qui interpretata dall’attrice afroamericana di origini ebraiche Jurnee Smollet-Bell, il film gira tutto su un gruppo di donne che devono emanciparsi dai loro padri/fidanzati/colleghi/nemici maschi che rappresentano il patriarcato che opprime la donna. La pellicola era stata lanciata come una “favolosa granata femminista che smantellerà il patriarcato”.

Le bugie delle recensioni “militanti” su Birds of Prey

Le recensioni di anteprima fatte dalle giornaliste più militanti parlavano di riscossa femminile di eroine che picchiano a sangue i cattivi uomini presi letteralmente a “calci nel culo”, il tutto con gioia sadica e patologica. Lo stesso film come sottotitolo aveva la frase “tha fantabulous Emancipation of Harley Quinn” calcando proprio la mano sulla questione dell’emancipazione e della battaglia femminista. Risultato: il week end di apertura ha relegato il film al secondo posto dei cinecomics DC col peggior incasso di uscita della storia – al primo posto, di poco, c’è il trash western Jonah Hex – e questo nonostante un cast con Ewan McGregor e con Margot Robbie, amatissima da tutto il fandom di appassionati nerd e non solo, e nonostante le critiche incensanti. O forse a causa delle critiche incensanti, perché quando un film viene presentato come una bomba femminista che distruggerà il patriarcato chiunque abbia più di due neuroni in contatto sa già cosa lo aspetta: una cagata pazzesca.

Il film ha pure cambiato nome

La cosa divertente è che dopo il mega flop il film ha cambiato nome in tutti i siti dei cinema americani. Eliminato del tutto il riferimento alla “emancipazione”, ora il film si intitolerà “Harley Quinn: Birds of Prey”, sperando che il solo riferimento al personaggio tanto amato finora riporti un po’ di fan al cinema. Ma oramai la frittata è fatta e difficilmente il film potrà risalire. Insomma un altro duro colpo alla DC che da quando ha licenziato Zack Snyder, demiurgo dei primi meravigliosi film della saga ma poco propenso a barattare la qualità e soprattutto la dimensione mitico-simbolica con le scadenti battaglie di bassa politica, ha collezionato solo clamorosi flop al botteghino nonostante l’aiuto della critica.

Carlomanno Adinolfi

4 Commenti

  1. Direi che questo film è la dimostrazione che queste lotte sessiste farcite di odio verso il genere maschile, sono smosse e volute da un ristretto gruppo di sociopatiche. Nulla mi rende piú felice. Auguro loro di continuare a floppare finché non si decidono a scrivere dei cinecomics decenti e divertenti, mandando possibilmente “a calci in culo” fuori dagli studi queste parassite del mondo dell’intrattenimento. Quando ti senti imbarazzato anche solo a leggere la trama di un film senza ancora averlo visto, significa che c’è qualcosa che non va. A parte che come fai a parlare di femminismo se inizi utilizzando un personaggio negativo come Harley? Io in quanto donna non ci tengo ad essere rappresentata da una tizia che spezza le gambe per divertimento. La Margot starà bene nel ruolo di Harley, ma il personaggio non è così interessante da doverci fare un film sopra e la Robbie non è in grado di tenere la scena per un intero film. C’è poco da dire, Joker è piú interessante e Jared inizia a mancarmi. Tra l’altro si potrebbe anche sindacare sul fatto che lui fosse Joker molto prima che lei fosse Harley, quindi come ha fatto lei ad essere quella che architettava tutto da sempre? Si retconnano da soli il lavoro appena avviato?
    In quanto ex fan dei fumetti, invece, mi chiedo come mai abbiano messo una criminale a capo del gruppo di Barbara Gordon e come facciano a dire che Harley sia il mastermind della nemesi di Batman. È ridicolo e fastidioso. Come al solito per far “emergere” (per modo di dire) un personaggio “femminista”, devono sminuire quello maschile, che pur sminuito per chi usa il cervello rimane comunque cento spanne sopra questi pagliacci, per restare in tema.
    Ma tornate al circo, va.

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