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Sanremo, 5 feb – E’ passato senza infamia e senza lode il monologo sanremese della Jebreal, che ieri ha portato sul palco dell’Ariston il tema della violenza sulle donne. Moscio negli argomenti toccati, come quello, ormai bolso, delle domande rivolte alle vittime di stupro, («Lei aveva la biancheria intima quella sera?», «Si ricorda di aver cercato su internet il nome di un anticoncezionale quella mattina?», «Se le donne non vogliono essere sfruttate devono smetterla di vestirsi da poco di buono»), che da Sotto accusa in poi sa davvero di muffito. Moscio e scontato nel diktat finale agli uomini (“Lasciateci libere di essere ciò che vogliamo essere: madri di dieci figli e madri di nessuno, casalinghe e carrieriste, madonne e puttane, lasciateci fare quello che vogliamo del nostro corpo e ribellatevi insieme a noi, quando qualcuno ci dice cosa dobbiamo farne.”), in cui si ribalta la tesi iniziale: nella società patriarcale le donne non sono mai innocenti, lavoriamo insieme perché non siano mai più colpevoli – leggi: deresponsabilizzazione a 360° –, gli uomini e i bimbi vittime di violenza domestica causati da moglie e madri ringraziano.

Certo, la parte in cui porta la propria esperienza di orfana, il racconto della violenza subita dalla madre, morta suicida in seguito al trauma dello stupro è toccante: «Mia madre Nadia fu stuprata e brutalizzata due volte: a 13 anni da un uomo e poi dal sistema che l’ha costretta al silenzio, che non le ha consentito di denunciare. Le ferite sanguinano di più quando non si è creduti». E le statistiche dei femminicidi in Italia impressionanti: «Ogni 3 giorni viene uccisa una donna, 6 donne sono state uccise la scorsa settimana. E nell’85% dei casi, il carnefice non ha bisogno di bussare alla porta per un motivo molto semplice: ha le chiavi di casa».

Bisogna denunciare, vincere la paura, compiere il famoso “passo avanti” su cui si è tanto ironizzato. Mantenere la propria posizione. Non guardare altrove quando si è testimoni di sopraffazione. Come fece Rula con il produttore Harvey Weinstein, l'”orco” del #metoo, il molestatore seriale della attrici di Hollywood che però, da quelle molestie, trassero gran profitto e carriere sfolgoranti, e ne tacquero finché fece loro comodo. Tutti sapevano, tutti tacevano, perché Weinstein aveva lanciato nell’orbita siderale della fama hollywoodiana parecchie persone.

E Weinstein, all’epoca, produsse il film tratto dal libro Miral, scritto dalla Jebreal. La giornalista aveva raccontato di aver bazzicato per un certo periodo l’ambiente del produttore, notando le sue inclinazioni violente contro il gentil sesso: «(…)una volta l’ho visto maltrattare una sua assistente, le urlava addosso e lei è scappata via piangendo. Gli ho detto: sei molto fortunato, io ti avrei malmenato, tu saresti finito all’ospedale e io in carcere. Ho provato un disprezzo totale. Donne come me, che hanno avuto in famiglia dei casi di abuso…». Ma Rula, quel “passo avanti” contro Weinstein non lo fece. Non denunciò, non portò allo scoperto il comportamento del produttore che le aveva acquistato i diritti del libro, semplicemente fece come hanno fatto tutti e tutte: stette zitta, per poi puntare il dito a #metoo esploso. Questo, sul palco di Sanremo, ieri sera non si è sentito.

Cristina Gauri

10 Commenti

  1. Questo è un articolo o di un uomo o di una femmina che di donna ha decisamente ben poco. Non è possibile, dopo il discorso affrontato ieri sul palco dell’Ariston, continuare a leggere certe cattiverie solcate nero su bianco perchè si è decisamente vuoti dentro, aridi, come aride sono le coscienze di chi scrive questi articoletti da due soldi, che, a mio avviso, descrivono solo chi scrive, non di colei che è soggetto dell’articolo. Ho trovato questo pezzo alquanto offensivo, ridondante nell’ affermare quanto non bene sia stata fatta una cosa. Allora chiedo, a questa luminaria che ha scritto questo articolo, tale Cristina Gauri, come e quando una donna deve essere pronta a denunciare e soprattutto illumini noi tutti, su come ed esattamente chi è lei, per potersi permettere di puntare il dito contro un’altra donna, con tutto quello che ha subito nella vita, senza farsi schifo da sola e, soprattutto, continuando a sentirsi “giornalista”.

    • Concordo con ogni tua parola. Un articolo davvero pessimo, sintetizzandolo è semplice vedere quanto sia ridicolo: “Hai rimproverato un uomo molto potente anni fa, dicendogli quanto tu disprezzassi il suo comportamento ma non l’hai denunciato perché ha urlato contro la sua assistente? Allora di sicuro non hai alcun diritto di parlare di un tema che ha segnato la tua vita quale lo stupro”. Ripugnante il “Moscio negli argomenti toccati, come quello, ormai bolso, delle domande rivolte alle vittime di stupro […] che da Sotto accusa in poi sa davvero di muffito”, come se, in un paese come l’Italia, non fosse una cosa all’ordine del giorno e come se essere stravaganti o particolarmente originali fosse importante trattando un tema così delicato, che invece ha solo bisogno di essere forte, chiaro, e ripetuto in loop.

    • Se tutti quelli che hanno subito nella vita potessero andare a Sanremo…, viene giù Sanremo e qualcosa d’altro!! E’ vergognoso che certi temi vengano dibattuti in sedi assolutamente non qualificate, da tutti i punti di vista. Le conseguenze, in questo articolo, non sono certo tra le peggiori.

  2. Ma quanto acida, ignorante e fascista è questa Cristina che scrive ste caxxate? RULA è brava, intelligente, non banale e, guarda un pó, pure bellissima. Ma al ammettiamolo… anche se è di sinistra.

  3. Non ti curar dei commentucoli benpensanti, sei stata anche troppo leggera con quella baldracca di Rula.

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