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Roma, 22 feb – E’ il 2021 e Lino Banfi viene censurato da Facebook. Si, avete letto bene: il Commissario Lo Gatto è il nuovo alfiere del politicamente scorretto, Pasquale Zagaria un potenziale eversivo legato ad ambienti della destra estrema, per non parlare, poi, di Nonno Libero: un nonno che sotto mentite spoglie trama per impedire alla comunità Lgbti di esprimersi. Questo, almeno, stando agli algoritmi di Zuckerberg.



Oscurato il gruppo social dedicato a Lino Banfi

Lino Banfi finisce così nelle mire degli algoritmi censori di Facebook, o per meglio dire, un suo gruppo di estimatori, che si chiamava “Noi che amiamo Lino Banfi official”: più di 117mila fan dell’attore pugliese che due giorni fa hanno perso il loro ritrovo social, censurato (nientemeno) che per violazioni degli standard di Facebook in merito a violenza e sesso. Il gruppo social di fan di Lino Banfi, gestito dal siciliano Calogero Vignera (anche imitatore di Nonno Libero), è stato censurato per i celebri video in cui l’attore perde il senno con i suo tipici “Ti spezzo la noce del capocollo e ti metto l’intestino a tracollo” o la celebre canzone “benvenuti a ‘sti frocioni, belli grossi e capoccioni” interpretata nel film Fracchia la belva umana. La prima è incitamento alla violenza, la seconda, ovviamente, è discriminatoria nei confronti degli omosessuali. Le altrettando celebri scene che immortalavano le sempreverdi Edwige Fenech o Gloria Guida sotto la doccia o mezze nude sono, a loro volta, “atti di pornografia”.

Oltre 400 post sono stati segnalati, eppure nel gruppo si potevano pubblicare solo immagini e frasi dei film con Lino e scatti relativi alla sua carriera. Qualsiasi altra foto legata ad altri personaggi o contesti, tanto più se violenta o hard, veniva da me filtrata e non pubblicata. E poi il gruppo era apprezzatissimo: oltre a fan di Lino, aderivano personaggi noti come Andrea Roncato, Gloria Guida, Sergio Martino, Sandro Ghiani”, lamenta il creatore del gruppo dedicato a Lino Banfi su Libero.  “Il principale era quello di far ridere e tirar su il morale alle persone. Tanti iscritti erano italiani emigrati all’estero che mi dicevano: “Grazie a questi video mi sento più vicino a casa”. E poi facevamo tanta beneficenza: mettevamo all’asta gli autografi di Lino e destinavamo il ricavato a Croce Rossa, Airc o Komen Italia”. “Ho chiesto a Facebook di ripristinare subito il gruppo” dice ancora Vignera “se ciò non accadrà, ne creerò un altro postando gli stessi video. In più mi riservo di far causa”.

“Incitamento alla violenza …”

A dare manforte ai suoi fan nella crociata contro Facebook c’è lo stesso Lino Banfi: “Ci stanno togliendo la possibilità di ridere e far ridere, cosa di cui oggi avremmo un gran bisogno. Per questo dico basta agli eccessi del politicamente corretto: con queste azioni sono gli stessi censori a risultare ridicoli e stupidi. Ma davvero credono che dire “Ti prendo le ginocchia e te le metto nelle dita dei piedi” sia un incitamento alla violenza?“.

Banfi: “Ma quale omofobia!”

E in merito alla discriminazione contro i gay, Banfi dichiara: “Nessun gay si è mai sentito offeso da quella canzone. D’altronde, io ho interpretato più volte la parte dell’omosessuale, in modo divertente, qualche volta esasperato, ma sempre con garbo e tenendomi distante milioni di chilometri dall’omofobia. Pensi che perfino un capo della Polizia mi disse che, ogni volta che doveva consegnare i diplomi ai nuovi commissari, prima di lasciarli andare via, faceva loro cantare quei miei versi: “Non sono frocione, non mi chiamo Frì Frì, sono commisserio e ti faccio un culo così!”

Ilaria Paoletti



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