«Tutti volevano la libertà, ma tu volevi di più: volevi la trascendenza». Westworld, la serie targata Jonathan Nolan e Lisa Joy, non ha deluso le aspettative nemmeno alla quarta stagione. Fin dal primo episodio della prima stagione ci eravamo trovati davanti a una storia che aveva saputo affrontare temi filosofici e sociali come nessun’altra prima di lei. I robot che prendono coscienza e tentano di liberarsi dai propri creatori non erano che la metafora della condizione umana e del viaggio verso il proprio sé, simboleggiato dal viaggio di Dolores nel cosiddetto labirinto, il luogo «di infinite possibilità che rivela ciò che siamo e chi possiamo diventare».

Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di ottobre 2022

Ma nel corso delle stagioni, inaspettatamente, anche gli umani iniziano a intraprendere il viaggio, spostando la bussola della serie sempre più verso temi mistici e metafisici. Dopo la ricerca della libertà, ecco che nell’ultima stagione ci si interroga su cosa essa sia davvero. Dopo che nella terza stagione (vedi recensione nel numero di giugno 2020) gli umani si erano liberati dalla schiavitù degli algoritmi di profilazione, ci si chiede cosa sia effettivamente cambiato. Il problema, infatti, non sono le macchine, ma la capacità tutta umana di crearsi la propria prigionia.

Westworld, libertà e trascendenza

Cos’è, dunque, la libertà? «Volevi sapere com’è una vita libera? È non dover lottare per sopravvivere. Ma avere qualcosa per cui lottare». Il tema della lotta riecheggia per tutta la stagione, sia in senso quasi romantico («Non è più importante restare e lottare? Provarci anche se siamo condannati al fallimento?»), sia come unico filtro che permette al più forte e a chi sa adattarsi di trasformare le crisi di civiltà in nuovi inizi, riprendendo in tal modo sia temi futuristi che nietzschiani. Ma giunti anche alla libertà più totale, essa non basta più. Perché il vero obiettivo è la…

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