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Roma, 29 mag – Alla fine le mura della Cittadella sono state espugnate: a volare in serie A è il leone alato di Venezia. L’italianissima compagine allenata da Venturato – dopo aver regolato Brescia e Monza – si è arresa al Venezia in un’altra, indigesta finale. Nel giugno 2019 fu infatti il Verona a svegliare bruscamente i padovani dal sogno della prima partecipazione alla massima serie nazionale, ribaltando il 2-0 dell’andata. Giovedì sera invece non ci sono stati colpi di scena. Dopo lo 0-1 del Tombolato firmato da Di Mariano, agli arancioneroverdi – che avevano a disposizione più di 2 risultati su 3 – è bastato il pareggio, raggiunto dal neoentrato Bocalon in pieno recupero.

Sangue di Enea Ritter

Il Venezia torna in serie A dopo vent’anni

Il Venezia non disputa il massimo campionato dalla ormai lontana stagione 2001/02, un mestissimo ultimo posto con 18 punti racimolati in 34 partite. La più recente salvezza conquistata, invece, risale a tre anni prima (1998/99). Nonostante una partenza da horror (in 8 partite 2 punti e 2 gol fatti, il primo alla sesta giornata) il presidente Zamparini – noto mangia-allenatori – conferma la fiducia a Walter Novellino. Questi lo ripaga con il primo successo a metà novembre (2-0 casalingo alla Lazio di Nesta e Vieri).

Black Brain

La svolta vera e propria ha un volto, o meglio un piede preciso: il mancino telecomandato di Alvaro Recoba,. Chiuso all’Inter da Roberto Baggio e da un ancora acerbo Andrea Pirlo, reclama spazio: il d.g. Giuseppe Marotta – lo stesso che ha costruito le fortune le fortune di Juve prima e nerazzurri poi – fiuta il colpaccio, libera il bomber della promozione Stefan Schwoch e assicura agli spettatori del Penzo le giocato del Chino. Da quel giorno 28 punti in saccoccia, altre vittorie prestigiose ai danni di Roma, Fiorentina, Inter, 10 reti – accompagnate da svariati assist – del giovane uruguayano e una salvezza conquistata in anticipo grazie all’undicesimo posto in classifica.

Un decennio tempestoso

Dopo anni burrascosi – 3 fallimenti in un decennio – torna a splendere il sole sulla laguna. Allo stesso tempo – a dimostrazione che il calcio non può essere un qualcosa di avulso dalla realtà che lo circonda – la nostra serie A ritrova con Venezia una delle città più belle del mondo, con un patrimonio artistico inestimabile e, secondo i dati Istat, seconda meta turistica del belpaese. Ma anche quella che fu dominatrice dell’Adriatico, crocevia per l’oriente e principale forza italica nella storica battaglia di Lepanto.

Retrocessi a settembre… promossi a maggio

Partiti senza il favore dei pronostici – anzi, molti addetti ai lavori parlavano di retrocessione – gli uomini di Paolo Zanetti sono cresciuti con il passare delle giornate dimostrando una buona dose di duttilità. Una squadra con tanti connazionali e – caso più unico che raro nei nostri campionati – diversi elementi nordeuropei. Arricchita dall’esperienza dell’ex Juve e Stoccarda Molinaro, dai gol di Forte e dalla fantasia dell’italo-marocchino Maleh (vedasi il decisivo assist – al volo di tacco – contro il Lecce nell’andata della semifinale).

Ancora una volta quindi il campionato cadetto si è dimostrato un torneo nel quale fare previsioni è pressoché impossibile. E dove collezionare figurine di categoria superiore si rivela una spesa ben poco fruttifera. Per quest’anno l’imprevedibile giostra della Serie B ha fatto divertire i veneziani. I quali ora aspettano di confrontarsi calcisticamente – e non – con realtà del calibro di Roma, Firenze e Milano. Come si suol dire, il meglio deve ancora venire.

Marco Battistini

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