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Roma, 29 mag – Non useremo la retorica del tipo “cosa accadrebbe se lo facesse uno di destra”. Non la useremo per due motivi: perché è noiosa e perché, di fatto, non vi sono casi analoghi addebitabili a intellettuali o sedicenti tali facenti parte genericamente della “destra”. Anzi, a questi ultimi, quando osano esprimere opinioni su certi temi o certe persone, si impone la censura. Proprio come è accaduto al professor Marco Gervasoni e a Francesca Totolo.

Sangue di Enea Ritter

E dunque in una libreria Feltrinelli le copie del libro di Giorgia Meloni sono state messe al contrario. Facendo apparire la foto in copertina del leader di Fdi a testa in giù, richiamando neanche tanto velatamente il massacro di Piazzale Loreto. Simon Levis Sullam, professore associato di storia contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ha pubblicato sul suo profilo Facebook la foto ritraente quei libri con su scritto “Nelle librerie Feltrinelli può capitare”.

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E anche il libro della Meloni finisce all’indice dei questurini di sinistra

Non è la prima volta che certi intelligentoni pensano di poter dispensare patenti di dignità a persone o a libri. Risale a non molto tempo fa il caso della libraia di Tor Bella Monaca che si è rifiutata di vendere proprio il libro della Meloni. Il quale, tra l’altro, scala repentinamente le classiche dei più venduti. Segno che certi intellettuali ci capiscono poco anche di affari.

Il mondo oggigiorno si divide tra chi accetta l’opinione dissenziente e chi non accetta che neanche una foglia voli nel senso contrario dal proprio. La libertà insita nella capacità di digerire le idee opposte alle proprie non fa parte del bagaglio culturale della sinistra. La quale è però riuscita nell’impresa di monopolizzare i settori significativi dell’opinione pubblica e dell’insegnamento nelle scuole e nelle università. Con la conseguenza nefasta di un blocco significativo di questi apparati che, muovendosi come una testuggine, infierisce dolosamente sugli avversari ideologici insinuando il dubbio che pure le cattedre di cui dispongono (scolastiche, universitarie e non) vengano utilizzate come palco per la loro messinscena.

Il professor Gozzini, a febbraio, si esibì in un turpiloquio ancora una volta contro la Meloni. Definendola, tra le altre cose, una scrofa. Oggi è il turno del professore di Venezia che accosta gaudiosamente la leader di Fratelli d’Italia a Mussolini appeso a testa in giù e preventivamente trucidato. Decidere se ciò sia istigazione alla violenza sarà eventualmente compito della magistratura. E’ comunque tipico dei questurini di sinistra lanciarsi in stupide analisi giuridiche dei fatti che li circondano. Finendo oltretutto molto spesso sconfessati dalla realtà.

Nessuna indignazione: limitiamoci a compatirli

Noi ci limitiamo a compatire questo falso ceto di intellettuali gonfi tanto d’ira quanto di ego. Del tutto incapaci però di fare i conti con i limiti esorbitanti della loro ideologia di partenza che risulta sempre più essere totalitaria e spesso violenta. Anche becera, sebbene costoro si ammantino dell’aura di grandi professoroni titolari di comode cattedre ben pagate dal contribuente. Il quale sempre più spesso si accorge di quanto i propri denari versati all’erario finiscano nelle tasche di personaggi con uno spessore culturale pari a quello di un foglio di carta velina.

Scrivono anche libri. Eggià, perché il loro odio viscerale lo mettono frequentemente nero su bianco. E si danno di gomito gonfi e tronfi mentre si spartiscono premi alla letteratura per la pace universale mentre cannoneggiano contro una nazione che sempre ed immancabilmente risulta essere ultimo nelle classifiche sui libri letti. Se Dante vogliono eliminarlo perché islamofobo e i loro libri riempiono le libreria, molto meglio una sana dose di ignoranza. Probabilmente guardare il soffitto sarà meno doloroso di leggere i loro incartamenti.

Piccola postilla di assoluto godimento. Nella foto pubblicata dal professore veneziano, il libro di Giorgia Meloni si trova messo in prima posizione per copie vendute. Un gradino sopra l’ultima opera di Michele Serra: stendiamoci su un’amaca e godiamo in silenzio.

Lorenzo Zuppini

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