Roma, 19 dic – Al momento della partenza di Ulisse, Circe dispensa all’eroe omerico più di un utile consiglio su come superare al meglio le numerose difficoltà che lo aspettano sulla via del ritorno a Itaca. Oltrepassate le sirene legato all’albero maestro della nave, il protagonista di uno dei poemi fondativi della tradizione europea, si dirige verso sud, puntando quel triangolo di mare dove il Tirreno sussurra allo Ionio. Prima di approdare sull’isola di Trinacria passa il braccio d’acqua e le due creature che lì trovano rifugio: Cariddi, colei che risucchia, e Scilla, la quale invece dilania. Quest’ultima – ninfa calabrese dagli occhi azzurri – prima di essere trasformata in orribile creatura proprio dalla gelosa dea dai riccioli belli, era solita recarsi sulla spiaggia di Zancle (l’odierna Messina).

Calabria e Sicilia, sorvegliate quindi da mostri e divise da poco più di 3 km. Una distanza minima che le rende allo stesso tempo così vicine e così lontane. Da sempre Rhegium – una delle più antiche città d’Europa, colonia greca del 730 a.C. – e Messana, zona abitata in tempi lontani da siculi e sicani, si contendono, con il permesso di Poseidone, la supremazia su questo spicchio di mare. Tanto da dare vita al “derby dello Stretto”.

Derby dello Stretto: 16 gol italiani e una retrocessione (e mezzo)

Nel calcio, parafrasi sportiva della vita, rivalità vuole che lo Stretto assuma toni tendenti all’amaranto piuttosto che al giallorosso in base ai verdetti del rettangolo di gioco. E agli inizi del nuovo millennio (con il tema del ponte che riprende quota anche nel dibattito politico) questa disputa tra due città lontane come un soffio di vento si merita la ribalta della massima serie.

Il primo, storico, confronto in serie A si gioca in Sicilia nel 2004, alla vigilia di Ognissanti. Il Messina, neo-promosso destinato a sorprendere – arriverà, pochi punti sotto al Palermo, in settima posizione – vince 2-1, con la coppia d’attacco di casa (Di Napoli – Zampagna) che ribalta l’iniziale vantaggio ospite di Bonazzoli. Successo bissato a marzo con un rotondo 0-2 al Granillo firmato Cristante e D’Agostino.

Bianchi e Amoruso come Scilla e Cariddi

L’anno successivo però la musica cambia. Qualche giorno prima di Natale i giallorossi, invischiati nella lotta per non retrocedere, pareggiano al San Filippo contro i dirimpettai (1-1, Cozza risponde a Di Napoli). Aritmeticamente decisivo – quindi pesantissimo – il 3-0 del 30 aprile 2006. Ancora il capitano reggino, l’ex di turno Amoruso e Bianchi condannano Messina alla B: a 180’ dal termine il Siena è irraggiungibile. Tra la primavera e l’estate arriva però il ciclone calciopoli a riscrivere la classifica. Con la Juventus declassata all’ultimo posto della graduatoria, i peloritani sono ripescati. Ai nastri di partenza del campionato 2006/’07, invece, la Reggina si presenta con una penalizzazione di 15 punti.

Il derby dello Stretto si ripresenta alla terza: il grande avvio dei giallorossi, compreso il successo casalingo proprio contro i calabresi colpiti da una doppietta di Riganò, sarà solamente un fuoco di paglia. Determinate, ancora una volta il ritorno, inizialmente previsto per i primi di febbraio ma giocato a metà aprile (sei giornate dal termine) a causa del rinvio imposto dalle autorità dopo i fatti di Catania – Palermo. Gli uomini di Giordano arrivano all’appuntamento già con l’acqua alla gola. Quelli di Mazzarri – a causa dei punti di penalità, a dicembre ridotti a 11 – si ritrovano in piena lotta salvezza. E come 12 mesi prima la gara non ha storia. A nulla serve il momentaneo pareggio di Riganò che risponde all’iniziale vantaggio di Bianchi. Sarà Nicola Amoruso – al 54’ e dal dischetto al ‘72 – a spingere i messinesi verso la  retrocessione (questa volta definitiva) in cadetteria.

Storie di pallone, di mostri e di campanile. Con in mezzo il mare che amplifica ogni distanza. In neanche 12 km si può essere allo stesso tempo costruttori di grandi sogni e protagonisti dei peggiori incubi.

Marco Battistini

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