Roma, 13 nov – Per chi è cresciuto a pane e Sylvester Stallone, il film Over the top rimane un indimenticabile cult. Del resto, quando uno pensa a braccio di ferro, non può che pensare a Lincoln Hawk, il camionista impersonato da Stallone che, dalle stalle, assurge alle stelle del titolo mondiale. Nonostante il successo di questa pellicola iconica degli anni Ottanta, tale disciplina sportiva – diversamente da Stati Uniti e Russia – non ha mai veramente sfondato in Italia. Ora, però, le cose stanno cambiando. E questo lo si deve anche a Ermes Gasparini, che ha già vinto quattro titoli mondiali di braccio di ferro.



Ermes Gasparini, la stella italiana di braccio di ferro

Veronese, 28 anni, Ermes Gasparini è il campione italiano di arm wrestling, quello che noi conosciamo come braccio di ferro. Talento naturale, il prossimo 21 novembre volerà a Mosca per partecipare al Top 8, il più prestigioso torneo di braccio di ferro in questo sport. Ad attenderlo al primo turno ci sarà il polacco Alex Kurdecha. Ed Ermes parte favorito. Intervistato dal Messaggero, l’Over the top italiano ha spiegato che anche le sue vittorie hanno aiutato questa disciplina a diffondersi nella nostra nazione. Merito soprattutto dei social: «Sì, e anche del powerlifter Larry Wheels, che sfidando per gioco tanti campioni di braccio di ferro ha attirato su di sé l’attenzione di diversi youtuber italiani, che a loro volta si sono rivolti a me. Abbiamo quindi realizzato parecchi video e gli appassionati stanno aumentando».

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Over the top

Poi Ermes Gasparini risponde alle curiosità sui segreti del braccio di ferro: «La forza conta per il settanta per cento, la tecnica per il trenta. E poi bisogna studiare gli avversari: tutti hanno una tecnica di tiro preferita. La mia è detta top roll, e punta ad aprire il polso dell’avversario». E che tipo di allenamento deve sostenere un arm wrestler? «Ho una palestra con un socio, lì faccio pesistica, e ho anche un tavolino professionale da braccio di ferro in cui simulo incontri reali grazie a delle maniglie. Alleno la rotazione del polso e tanti, tanti piccoli movimenti». E poi l’alimentazione, che non è proprio quella che uno si aspetterebbe: niente diete a stacchetto, ma un regime ipercalorico. Infatti, spiega il campione, «il nostro non è uno sport in cui si deve dimagrire! Prima di una gara mangio riso, per avere energia ma facile da digerire, mentre dopo mi bevo anche dieci birre medie. D’altronde vengo dalla Valpolicella». Forte come una roccia, genuino come un buon calice di rosso.

Gabriele Costa

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