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Roma, 25 dic – Il Natale è la festa che sa riscaldare i cuori spesso aridi delle persona. Una festa che ha la possibilità di far vibrare le corde anche a quelli che si sentono distaccati e infelici. Viviamo in un tempo forse molto difficile e complesso dove pare che tutto ci sfugga. Proprio nel momento in cui si ha l’impressione di perdere qualcosa, questa la si ritrova. In questi giorni possiamo pensare ad un Natale molto bello che ebbe come protagonista Primo Carnera.

Trovandosi in una grande città americana, seppe che vi era una famiglia di italiani che aveva delle difficoltà economiche e che avrebbe passato un Santo Natale in sofferenza. Carnera, che era campione del mondo in carica della massima categoria dei pesi massimi, sentiva che in quella notte di Natale fredda e difficile avrebbe potuto fare qualcosa per gli altri.

Il pugile non aveva mai dimenticato i suoi connazionali, quegli italiani che non avevano avuto la fortuna di trovare quella tranquillità di cui avevano bisogno e che la patria gli aveva negato. Carnera sapeva che molti di loro umilmente vivevano momenti di grande tristezza. Saputo delle condizioni di indigenza di una di questa famiglie, si recò presso la loro abitazione e vide dalla finestra dei bambini riuniti attorno alla tavola che giocavano e vide il presepe in un angolo che essi avevano fatto. Si commosse e con quel cuore grande come quello del bue del presepe, si allontanò e si recò la primo supermercato che trovò aperto.

Mancavano poche ore alla mezzanotte di Natale e Primo Carnera riuscì a comperare alcuni regali, dei dolci e delle vivande che avrebbero arricchito la tavola di quei connazionali così sfortunati. La gente nel frattempo lo aveva riconosciuto e gli chiese degli autografi. Primo, che era un grande uomo molto gentile e dotato di una grande pazienza rimase con quella gente del tempo, finché tutti quelli che avevano bisogno di un autografo e di stingergli la mano fossero finiti. Sapeva bene che la gloria può finire ma l’educazione mai: essere umile era sempre stata una sua caratteristica e fino in fondo voleva rimanere fedele a questi principi di vita.

Uscendo dall’emporio si fece accompagnare fino al taxi da un giovane che lavorava dentro, uno di quelli che lo aveva riconosciuto per primo. Il ragazzo era un italiano che aveva lasciato la propria patria alcuni anni prima con il padre e la madre. Aveva avuto la fortuna di capitare in una città e di trovare subito lavoro ed era felice. Lo abbracciò e gli parve di abbracciare un armadio a tante ante. In futuro avrebbe potuto dire a tutti che aveva conosciuto il campione e che gli aveva stretto la mano e lo aveva abbracciato.

Primo Carnera salì in auto e si fece portare dal tassista fino alla fermata che distava pochi passi dalla casa di quella povera gente. La “montagna che cammina”, come lo definivano gli americani, cercò il campanello della casa, ma non lo trovò, per questo bussò alla porta e si vide aprire da un bambino che chiamò suo padre. Il pugile era talmente grande che dovette inchinarsi quando entrò. Posti i pacchi in terra, il padre lo riconobbe subito ed esclamò “c’è Carnera alla porta, è il miracolo di Natale”. Il bambino più piccolo senza parole osservò il bambinello e disse,” è arrivato babbo Natale, ha ascoltato le mie parole, ha letto la mia lettera che gli avevo spedito”. Carnera si sedette dopo aver messo tutti i doni vicino al presepe. I genitori dei ragazzi erano increduli, pieni di parole e di ringraziamenti per l’inaspettata visita e per quel sogno d’aver nella propria casa un grande della boxe, il campione del mondo. Era felice quella sera, aveva fatto felici molte persone e di questo andava fiero e si sentiva davvero molto grato alla vita. Non aveva dimenticato gli italiani che tanto lo amavano, quegli italiani che nella lontananza dalla propria terra non avevano dimenticato il calore della loro terra. Il campione lasciando la casa di questa povera gente gli promise che sarebbe andato a trovarli al più presto.

Emilio Del Bel Belluz

2 Commenti

  1. Questi sono uomini con i quali dobbiamo confrontarci; gli altri che vadano a fare in c..o! Grazie all’ autore!

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