Roma, 4 nov – “Erano solo una quindicinaoltretutto dal resto della curva è partito anche qualche applauso per Balotelli”. Il report dell’ispettore federale, che si trovava proprio sotto il settore degli ultras del Verona, dovrebbe essere sufficiente a ridimensionare una polemica che sta toccando picchi surreali. Come notato da Sport Mediaset, stando al regolamento e in particolare all’articolo 28 del codice di giustizia sportiva, la gravità degli insulti varia in base ai decibel e al numero di chi li urla. Di conseguenza la società veronese potrebbe al massimo subire un’ammenda e non le “punizioni esemplari” evocate e invocate da taluni.

La legge insomma non risponde alle nauseanti retoriche e ai facili j’accuse. Quanto osservato in prima persona dal collaboratore federale, che a differenza di tanti strilloni mediatici era sul posto, se non ad applicare sic et simpliciter la legge vigente dovrebbe almeno aiutare a riflettere chi nelle ultime ore si è lasciato andare ad analisi deliranti sulla vicenda. Sdegno, riprovazione, fiumi di parole spesi per gridare al razzismo negli stadi e di conseguenza, per esteso, al pericolo razzista nella società tutta in preda a tarantolate paure dell’uomo di colore. D’un tratto, a leggere certi giornali e a sentir sproloquiare certi commentatori televisivi, sembra sul serio che gli italiani siano all’improvviso diventati in massa dei barbari razzisti. E invece, dopo tutto questo vocio scomposto, si scopre che a Verona tra migliaia di tifosi presenti sugli spalti non più di 15 persone avrebbero intonato qualche buuu.

La ricerca del colpevole

Intanto però la sceneggiata di Balotelli è bastata per scatenare il solito meccanismo di individuazione del colpevole maximo. Perché se 15 tifosi hanno urlato cori razzisti, qualcuno li avrà in qualche modo spinti a farlo. O per meglio dire, ci deve essere una sorta di clima generato da qualche politico particolarmente cattivo che anche se non governa più deve aver fornito una sorta di sottinteso via libera ai suddetti barbari razzisti. Ecco così che a Circo Massimo, su Radio Capital, Arrigo Sacchi non ha esitato a puntare il dito contro Matteo Salvini. “Quando un politico come Salvini, fa certi discorsi sui migranti sdogana ancora di più certi comportamenti dei tifosi?”, chiede Massimo Giannini all’ex allenatore “Sì”, risponde secco Sacchi, “come i mass media hanno paura di perdere audience, i politici hanno paura di perdere voti. È una gara a chi è più opportunista”.

Alessandro Della Guglia

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