Roma, 4 nov – ArcelorMittal ha annunciato il ritiro dall’ex Ilva, restituendola di fatto allo Stato italiano. E’ quanto si apprende da una nota diffusa dallo stesso colosso industriale che ha il quartier generale in Lussemburgo. Un anno dopo l’arrivo a Taranto, la società ha fatto sapere di aver inviato ai Commissari straordinari di Ilva “una comunicazione di recesso dal contratto o risoluzione dello stesso” riguardo all’accordo per l’affitto con acquisizione delle attività di Ilva Spa e di alcune controllate acquisite stando all’accordo chiuso il 31 ottobre. “Secondo i contenuti dell’accordo”, ArcelorMittal “ha chiesto ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità delle attività di Ilva e dei dipendenti entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione” della volontà di ArcelorMittal di lasciare l’Ilva.

Secondo il colosso dell’acciaio i motivi che hanno portato a questo ritiro sono vari. Oltre al mancato scudo legale e ai provvedimenti del tribunale di Taranto, anche “altri gravi eventi, indipendenti dalla volontà di ArcelorMittal, hanno contribuito a causare una situazione di incertezza giuridica e operativa che ne ha ulteriormente e significativamente compromesso la capacità di effettuare necessari interventi presso Ilva e di gestire lo stabilimento di Taranto“.

“Una bomba sociale”

Per i sindacati, il ritiro di ArcelorMittal è una “bomba sociale” che potrebbe avere drammatiche conseguenze per i lavoratori dell’ex Ilva. “Apprendiamo la notizia della volontà di ArcelorMittal di recedere dal contratto – ha dichiarato il segretario nazionale della Fim Cisl, Marco Bentivogli – significa che partono da oggi i 25 giorni per cui lavoratori e impianti ex Ilva torneranno all’amministrazione straordinaria. Tra le motivazioni principali, il pasticcio del Salva-imprese sullo scudo penale. Un capolavoro di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare una bomba ambientale e unire una bomba sociale“.

Intanto il governo ha convocato un vertice d’urgenza con il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, i ministri per il Sud e per l’Ambiente, Giuseppe Provenzano e Sergio Costa, il ministro della Salute Roberto Speranza e  quello del Lavoro, Nunzia Catalfo. Ma a questo punto un governo serio prenderebbe la palla al balzo per attuare un’immediata nazionalizzazione. Ad avercelo un governo serio.

Eugenio Palazzini

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